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È ancora
l'angelo custode che accompagna Natuzza
in quella
che i suoi figli chiamano "i viaggi della
mamma" e
che lei invece paragona a un film visto in televisione,
perché si ritrova come catapultata nella scena,
cosciente che il suo corpo fisico
è a Paravati, ma anche che spiritualmente si
trova in un altro ambiente, anche
lontano parecchi chilometri.
Il
professor Valerio Marinelli, che ha scritto cinque
volumi sui
carismi di Natuzza, fino al 1996 ha personalmente
raccolto e pubblicato le testimonianze di oltre trecento
persone che l'hanno vista in bilocazione. E se un
solo
studioso è arrivato a quel numero, è ragionevole ritenere
che alcune migliaia di persone in questi settant'anni abbiano avuto l'occasione
di conoscere Natuzza
traslata
misteriosamente nella loro abitazione. A qualcuno
è successo anche di più: l'hanno vista spostare degli
oggetti, addirittura trasportarli
da un luogo all'altro, oppure lasciare sul posto visitato un suo scritto con il
sangue (emografia) o un meraviglioso profumo di fiori.
San Giovanni
Bosco e soprattutto Padre Pio hanno
avuto questa stessa facoltà. Ma la
cosa più straordinaria è la controprova: il
fatto, cioè, che Natuzza, quando va
a trovarla una persona da lei visitata in bilocazione, anticipi
e moltipllchi lo stupore, raccontandole per filo e
per segno cosa avevano fatto durante la sua
visita, come era arredata la casa, chi
erano le persone presenti al momento
e una infinità di sorprendenti dettagli che
solo un visitatore vero potrebbe ricordare.
La
bilocazione di Natuzza viene percepita in tanti
modi, con
almeno quattro dei cinque sensi, dalla vista
all'udito,
dall'olfatto al tatto, ma anche con la modalità
del
sogno-visione. Ed è sempre finalizzata alla sua missione cristiana di
consolazione degli afflitti. Non a caso,
spesso si
biloca in compagnia dei parenti defunti.
Scrive con il suo sangue
Le
apparizioni di Gesù e della Madonna, la visione
continua
del suo angelo custode, i colloqui con le anime dei defunti e le bilocazioni di
Natuzza sono eventi sicuramente prodigiosi, che però appartengono alla sua soggettività.
È possibile dubitarne, anche se è veramente
difficile
non credere di fronte alla dolcezza infinita e all'assoluta
umiltà di questa donna.
Ma questa
grande personalità mistica presenta anche
fenomeni
che migliaia di persone hanno potuto verificare con i propri occhi e che sono
più concreti e tangibili
delle sue visioni private. Il più straordinario, e forse
unico al mondo, è l'emografia, la
scrittura con il sangue da lei trasudato,
che compone, su oggetti vari, frasi compiute
di carattere religioso o disegni di simboli liturgici.
«Nel 1975
ero primario del reparto chirurgico dell'ospedale di Catanzaro ed ebbi modo di
esaminare le stigmate di Natuzza» racconta il professor Raffaele
Basso. «In
presenza mia e di mia moglie, Natuzza si applicò
sul polso, annodandovelo, un fazzolettino di proprietà
di mia moglie. Alcuni minuti dopo lo distaccò
dalla
ferita e ce lo consegnò. Sul fazzolettino si erano
formati il
disegno di un'ostia con la scritta IHS all'interno,
la figura della Madonna con il rosario, la scritta
"preghiera",
il disegno di una corona di spine e di un
cuore
trafitto da una croce. Durante il periodo nel
quale lo
tenne al polso, Natuzza rimase sempre alla presenza mia e di mia moglie, e di
conseguenza garantisco
l'autenticità del fenomeno.»
Questo
fenomeno strabiliante è iniziato il giorno
della
Cresima di Natuzza e ancora oggi è presente in
forme molto ridotte. Le analisi
scientifiche eseguite all'istituto di
Medicina legale dell'università di Messina,
confrontando un campione di sangue prelevato
a Natuzza e alcune emografie, hanno
stabilito che è proprio suo il sangue
che ha prodotto le scritte o i disegni.
È del tutto
evidente che nessuno è in grado di "comandare"
al proprio corpo di essudare sangue, e ancor meno di ordinargli di comporre
disegni o scritte. E non
bisogna dimenticare che Natuzza non sa leggere e scrivere in italiano, mentre
con il suo sangue si sono composte frasi in
latino e in greco, in francese e in inglese. In alcuni casi, poi, queste
emografie si sono formate all'interno di fazzoletti ripiegati in più strati,
quindi non a diretto contatto con la sua
cute.
Quando era più giovane e nel pieno
delle forze, per molti curiosi era quasi un
gioco bussare divertiti alla sua porta e chiederle il souvenir di un'etnografia.
Natuzza accontentava tutti; una
volta in casa dell'avvocato Colloca
lo ha fatto perfino mentre stava friggendo il pesce, inconsapevole del
dono misterioso e straordinario che aveva.
Oggi le costa un grande
sacrificio, perché le essudazioni di sangue
avvengono soprattutto quando rivive
sulla sua carne la Passione del Cristo, con dolori lancinanti
in ogni parte del corpo2.
Grazie,
prodigi, opere
Signora, migliaia di persone da ogni parte del mondo
possono
giurare di essere state miracolate da lei...
«Io sono
solo una poveraccia, dico sempre di me che
sono un
verme di terra... So bene che molti parlano di
"miracoli", ma questa è la cosa
più inesatta che si possa dire o che si possa immaginare. I miracoli li fanno
solo Gesù e la Madonna! Se fosse per me, io
miracolavo tutto il mondo, prima nello
spirito e poi nel corpo! Io ho solo
pregato, indegnamente, per i drammi personali che migliaia di persone mi
raccontano. Quello che faccio io è pregare il Signore, perché abbia pietà di
loro e li aiuti. E se qualcuno viene poi
per ringraziarmi, dico che devono
farlo a Gesù e alla Madonna3.»
Ma
sicuramente la sua preghiera è molto ascoltata, e
sono alcune
migliaia le persone guarite prodigiosamente,
anche da malattie con prognosi infausta. Natuzza,
neanche fosse una studiosa di teologia, più volte
ha distinto le grazie dai miracoli,
intendendo le prime un aiuto che
possono dare Gesù o la Madonna, ad
esempio per il buon esito di un'operazione chirurgica,
mentre i secondi si producono quando la
guarigione è immediata e completa,
con la scomparsa del male.
Così Natuzza
intervistata da Pino Nano, caporedattore di RAI Calabria.
Questo carisma delle
guarigioni si associa spesso al
dono della illuminazione diagnostica,
e spesso i due
non sono
distinguibili. Con assoluta chiarezza Natuzza,
sempre su
suggerimento del suo angelo, è in grado di
anticipare
le diagnosi dei medici, di consigliare l'uso
di questo o
quel farmaco, di prevedere l'esito di una
operazione
chirurgica e, talvolta, anche di correggere
una diagnosi.
Ma non ha la
superbia di affermarlo. «Io, quando
sono
sicura che l'angelo mi dice che il medico ha indovinato la malattia,
dico: fidatevi alla fiducia del medico.
Se l'angelo
mi dice che il medico non l'ha indovinata,
io, per non fare mancanza di
carità, non dico che il medico ha sbagliato,
ma dico: andate in un altro posto
perché più occhi vedono meglio di due.»
Sfogliando
le testimonianze di oltre duecento persone,
pubblicate
nei volumi del professor Valerio Mannelli, si
possono
scoprire: miracoli "positivi" (quelli che scongiurano
la realizzazione di un evento inevitabile, come ad esempio l'essere sepolti da
una frana); grazie di guarigione rivolte a bambini, a gente di ogni ceto e
nazionalità, perfino a illustri cattedratici
e primari ospedalieri in Calabria o a Roma; miracoli di conversione,
persone che ritrovano la fede e guariscono
nell'anima, e che raccontano di aver avuto l'impressione di essere stati in paradiso
quando sono entrati, pieni di scetticismo o con
profonde convinzioni atee, nella casa di
Natuzza.
Con tutto
quello che ha fatto in questi settantanni,
ricevendo e consolando alcuni
milioni di persone, Natuzza avrebbe potuto
diventare miliardaria. Ma al massimo
ha accettato un fiore fresco da mettere sotto la statuetta
della Madonna o ha promosso piccole collette
per aiutare chi era ammalato e non aveva
neppure i
soldi per
comprarsi un'aspirina. Il suo è un apostolato
di carità,
ha sempre pensato agli altri più che a se stessa.
E adesso che
comincia a sentire la fatica dell'età e
delle
malattie che l'hanno colpita, con quasi due anni
di
ospedalizzazioni, soffre di non avere più la forza di
ricevere oltre cento persone al
giorno, come faceva ancora qualche anno fa.
Forse l'unica grande gioia che le
riempie il cuore è quella di vedere che alcuni suoi
grandi sogni si stanno realizzando.
Il 4
dicembre 1986 Natuzza svela un segreto al suo
parroco, don Pasquale Barone: la
Madonna, molti anni prima, nel lontano 1944,
le aveva detto che a Paravati sarebbero sorte opere di contenuto sociale e
religioso, dedicate soprattutto agli anziani, ai portatori di handicap e
ai giovani. Il parroco informa il vescovo di Mileto,
monsignor Domenico Tarcisio Cortese, e comincia
un'avventura che ha, anche questa, del
miracoloso, nel nome di Natuzza.
Nel maggio
del 1987 viene costituita l'associazione
Cuore Immacolato di Maria, Rifugio delle Anime.
Il 23
maggio 1992 viene inaugurato il primo Centro Anziani alla presenza di migliaia
di persone. Il 14 dicembre
1994 viene
tagliato il nastro dell'auditorium polifunzionale,
con una ricettività di duecento posti, fulcro propulsore
di numerose iniziative religiose e sociali. Il 5 luglio
1998 l'associazione si trasforma in fondazione di religione e di culto,
ottenendo l'anno successivo il conferimento
degli effetti civili con decreto del ministero
dell'Interno.
Nel
frattempo è iniziata la costruzione del secondo
Centro
Anziani, in un angolo della vallata di Paravati
dove si può scorgere il campanile
della basilica di Mileto. E quando, nel
maggio del 1998, i cenacoli di preghiera di tante città creati su impulso di
Natuzza sono arrivati a Roma, in piazza San Pietro, il Santo Padre ha
benedetto il primo mattone della nuova
chiesa di Paravati. Avrà tremila posti
a sedere, un grande salone per le
confessioni e un piazzale che potrà contenere anche diecimila persone. Sarà una
Chiesa a forma di cuore, il cuore di
Maria Immacolata.
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