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II giardino segreto di Natuzza è
abitato da molte presenze celesti. La
signora Alba Colloca l'ha scoperta più volte inginocchiata a gridare: «Come sei
bello... Ti amo pazzamente... Dimmi
cosa devo fare», dopodiché la donna
le diceva di aver visto e parlato con Gesù. Questi colloqui si ripetono
regolarmente nella settimana santa, quando Natuzza riceve la gioia dolorosa
delle stigmate.
Vede Gesù come un uomo molto alto,
di indescrivibile bellezza, sempre vestito di
bianco, con i capelli biondi tendenti
al nocciola, con una scriminatura al
centro. Qualche volta si presenta anche nelle forme
di un uomo povero e con molte ferite
sanguinanti. Ma quello che più
colpisce Natuzza è il suo sguardo che
le attraversa l'anima e la riempie di gioia. Lei attende
questi incontri «con la stessa ansia di una
mamma che aspetta il ritorno del figlio da
un paese lontano».
La Madonna
le appare invece come una donna piccolina,
giovane, dell'età di quindici o sedici anni, con
i capelli neri e gli occhi scuri,
con il volto tondo e dalla carnagione olivastra. È quindi diversa dalle
classiche iconografie occidentali, dove la
Vergine ha i capelli biondi e il volto diafano. E quando lo scultore Conrad
Moroder di Ortisei presenta la statua
lignea secondo le
indicazioni
di Natuzza, lei conferma la somiglianzà,
«anche se
la Madonna è molto più bella».
Una delle
prime apparizioni che Natuzza ha raccontato
risale al 17 gennaio 1944, quando improvvisamente
la sua stanza si inonda di una luce azzurra e lucentissima
e le appaiono la Madonna, Gesù e san
Giovanni.
Lei è turbata, teme di aver tradito la loro fiducia
perché si è sposata. Rassicurata che avrebbe potuto fare bene il suo dovere di
sposa e di madre, quelle
figure
sparirono, «e si udì per tutta la casetta un cupo
rimbombo,
come di un tuonare in lontananza». Spesso,
invece, prima dell'esplosione di
luce e della visione celeste, Natuzza avverte
uno strano ronzio, come quello
prodotto da un nido di api.
L'angelo
custode è il compagno inseparabile della
sua vita.
Come tutti gli angeli che ha potuto conoscere,
è un bambino bellissimo di otto o
dieci anni, con i piedi sollevati da terra.
Natuzza vede queste creature celesti collocate in una sorta di gerarchia
spirituale, perché l'angelo delle
persone consacrate, dei sacerdoti e delle
suore, sta a sinistra, dando quindi loro la destra perchè
li rispetta come rappresentanti del Signore; sta invece
alla destra delle persone laiche, che in questo
modo riconoscono la superiorità spirituale
dell'angelo.
Si vuole
una prova di questo? Un giorno si presentano a Natuzza due distinti signori. Il
primo è uno studente di
Medicina e
il secondo un sacerdote gesuita. Entrambi
avevano sentito parlare dei
carismi di questa donna, volevano
conoscerla e, nel caso, smascherarla come una fattucchiera
ingannatrice. Per questo il prete si presenta in abiti civili e con un aspetto
di giovane scanzonato.
A un certo
punto il prete chiede consiglio a Natuzza:
«Signora, io
dovrei sposarmi presto con una bella ragazza
della quale sono molto innamorato...». Natuzza
non gli fa
finire il discorso, si inginocchia e gli bacia
la mano.
«Signora, cosa fa?» «Le bacio la mano perché
lei è un sacerdote di Dio, perché
quando è entrato qui il suo angelo le dava
la destra, essendo grande la dignità
sacerdotale, mentre l'amico che l'ha
accompagnata dava la destra
all'angelo.»
Il gesuita,
così come moltissime persone che hanno incontrato Natuzza in questi settant'anni,
è rimasto colpito
dal suo modo di parlare, al tempo stesso semplice e
profondo,
che testimonia una sapienza che un'analfabeta
non potrebbe mai avere. Ma molti hanno potuto
anche
notare che, quando Natuzza risponde al suo interlocutore,
spesso fissa un luogo alle sue spalle. E l'angelo
che le sussurra le risposte (lei dice di vederlo anche
muovere le
labbra), che l'aiuta a centrare immediatamente
il problema, che le suggerisce una diagnos i medica
o un consiglio spirituale, che le fa uscire dal cuore
parole, termini scientifici, concetti
teologici che Natuzza non potrebbe
mai aver appreso. E quando l'interlocutore
è uno straniero, che le parla in inglese piuttosto
che in francese, lei gli risponde nella sua
stessa lingua.
I
colloqui con l'aldilà
II suo
angelo custode è anche in grado di dirle se
un'anima si è salvata o se ha
bisogno di particolari suffragi per
abbreviare il tempo del suo ingresso in paradiso. Ed è questo uno dei motivi
principali che hanno spinto in tutti questi anni milioni di persone a
rivolgersi a Natuzza, per chiederle notizie
dei propri cari defunti. Lei li vede
come in carne e ossa, quasi sempre con i vestiti indossati nei loro
ultimi giorni di vita, o addirittura con
quelli della sepoltura.
Ma non li
vede sempre, proprio perché non è una
medium con
capacità inventive e autosuggestive, che risponde
quando sente il profumo dei soldi. L'angelo le dice subito la "posizione" del
defunto nell'aldilà, ma
possono
anche passare mesi o anni prima che quell'anima
si presenti a Natuzza, per darle messaggi per i
suoi parenti viventi o notizie sul
suo percorso spirituale nell'altro mondo.
«Le anime
del paradiso» ha raccontato Natuzza
«emanano
spesso raggi luminosi e sono sempre lievemente
sollevate da terra. Un giorno si è presentato un
morto che
ha detto di essere condannato al fuoco del purgatorio. Vedendolo tutto contento
e sorridente gli
dissi:
"Adesso capisco perché sorridete: stando qui
con me siete
lontano dalle fiamme!". Lui rispose:
"Ma le
fiamme le porto addosso, sempre, anche in questo
momento che parlo con te!". Non l'ho creduto e mi
sono
avvicinata, ho sentito un forte calore e ho avuto
una
bruciatura alla gola che il medico del paese mi
ha curato
per quaranta giorni.»
Sull'aldilà Natuzza racconta
l'essenziale, in perfetta sintonia con la
dottrina della Chiesa. I defunti le
confermano l'esistenza del limbo, dove finiscono i bambini
non battezzati e anche le anime buone di
religioni non cristiane, che potranno
vedere il Dio che non conoscono solo
il giorno del giudizio universale. I defunti
le confermano il giudizio di Dio, che decide,
dopo la morte, se un'anima dovrà andare all'inferno, in purgatorio
o in paradiso.
Ed è anche
una deliziosa sorpresa scoprire dai racconti
di Natuzza
l'esistenza di due zone, che lei chiama "prato
verde" e
"prato bianco", una sorta di anticamera dove gli
eletti
sostano prima del paradiso, per prepararsi all'incontro
con Dio. Ed è interessante ricordare che suor Anna
Caterina
Emmerich (1774-1824), grande personalità mistica tedesca, stigmatizzata e anche
lei in relazione con le
anime del
purgatorio, parla di uno spazio di luce «sereno
e
verdeggiante», posto fra il limbo e il paradiso.
Grandi santi e alcuni mistici
hanno avuto, come Natuzza, questi colloqui
con i defunti. Da san Giovanni Bosco a santa Teresa d'Avila, da santa
Gemma Galgani a santa Faustina Kowalska,
oppure le veggenti Teresa Neumann e
Teresa Musco. Ma se per costoro l'aldilà
era "confermativo" della loro fede, per
Natuzza (come per Maria Simma) la
presenza dialogante con i defunti è
finalizzata all'esercizio di un'opera di consolazione del
popolo cristiano. Lei parla con i defunti in
nome della vita, ricostruendo così il rapporto della comunità familiare1.
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