"Natuzza Evolo"

Umile serva del Signore

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I colloqui con l'aldilą

 

 

II suo angelo custode č anche in grado di dirle se un'anima si č salvata o se ha bisogno di particolari suffragi per abbreviare il tempo del suo ingresso in paradiso. Ed č questo uno dei motivi principali che hanno spinto in tutti questi anni milioni di persone a rivolgersi a Natuzza, per chiederle notizie dei propri cari defunti. Lei li vede come in carne e ossa, quasi sempre con i vestiti indossati nei loro ultimi giorni di vita, o addirittura con quelli della sepoltura.

Ma non li vede sempre, proprio perché  non č una medium con capacitą inventive e autosuggestive, che risponde quando sente il profumo dei soldi. L'angelo le dice subito la "posizione" del defunto nell'aldilą, ma possono anche passare mesi o anni prima che quell'anima si presenti a Natuzza, per darle messaggi per i suoi parenti viventi o notizie sul suo percorso spirituale nell'altro mondo.

«Le anime del paradiso» ha raccontato Natuzza «emanano spesso raggi luminosi e sono sempre lievemente sollevate da terra. Un giorno si č presentato un morto che ha detto di essere condannato al fuoco del purgatorio. Vedendolo tutto contento e sorridente gli dissi: "Adesso capisco perché sorridete: stando qui con me siete lontano dalle fiamme!". Lui rispose: "Ma le fiamme le porto addosso, sempre, anche in questo momento che parlo con te!". Non l'ho creduto e mi sono avvicinata, ho sentito un forte calore e ho avuto una bruciatura alla gola che il medico del paese mi ha curato per quaranta giorni.»

Sull'aldilą Natuzza racconta l'essenziale, in perfetta sintonia con la dottrina della Chiesa. I defunti     le    confermano l'esistenza del limbo, dove finiscono i bambini non battezzati e anche le anime buone di religioni non cristiane, che potranno vedere il Dio che non conoscono solo il giorno del giudizio universale. I defunti le confermano il giudizio di Dio, che decide, dopo la morte, se un'anima  dovrą andare all'inferno, in purgatorio o in paradiso.

Ed č anche una deliziosa sorpresa scoprire dai racconti di Natuzza l'esistenza di due zone, che lei chiama "prato  verde" e "prato bianco", una sorta di anticamera dove gli eletti sostano prima del paradiso, per prepararsi all'incontro con Dio. Ed č interessante ricordare che suor Anna Caterina Emmerich (1774-1824), grande personalitą mistica tedesca, stigmatizzata e anche lei in relazione con le anime del purgatorio, parla di uno spazio di luce «sereno e verdeggiante», posto fra il limbo e il paradiso.

Grandi santi e alcuni mistici hanno avuto, come Natuzza, questi colloqui con i defunti. Da san Giovanni Bosco a santa Teresa d'Avila, da santa Gemma Galgani a santa Faustina Kowalska, oppure le veggenti Teresa Neumann e Teresa Musco. Ma se per costoro l'aldilą era "confermativo" della loro fede, per Natuzza (come per Maria Simma) la presenza dialogante con i defunti č finalizzata all'esercizio di un'opera di consolazione del popolo cristiano. Lei parla con i defunti in nome della vita, ricostruendo cosģ il rapporto della comunitą familiare1.

 


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