Attese 20mila persone ai funerali di Natuzza
«Non c’era nessuna speculazione» racconta un amico
Articolo pubblicato il: 2009-11-03
MILETO (VIBO VALENTIA) - Non si è ancora spenta l’eco per la morte di Natuzza Evolo, la mistica che diceva di parlare con la Madonna e con i morti.
A tornare sull’importante figura della donna, spentasi all’età di 85 anni, è lo stesso sostituto procuratore generale della Corte d’Appello di Roma, ex sindaco di Vibo Valentia, ancora scosso dopo la morte della mistica di Paravati.
Aveva perso da poco un bambino piccolo il magistrato Elio Costa, e con la moglie si recò da Natuzza nel periodo della settimana di passione. La donna, ignara dell’accaduto, prese un fazzoletto e lo poggiò sulle piaghe, restituendolo con l’immagine di un angioletto.
Sottolinea Costa: «Conobbi Natuzza negli anni Settanta, nell’esercizio delle mie funzioni di magistrato - dice Costa - e mi colpì subito per la semplicità e la serenità che infondeva. Sapevo che stava male, ma quando ho avuto notizia della sua morte ho provato una grande tristezza e la consapevolezza di avere perso un punto di riferimento che cercavo nei momenti di difficoltà».
«Il mio primo incontro con Natuzza - racconta il magistrato - avvenne perché volevo capire se dietro a lei ci fossero delle forme di speculazione. Lei mi accolse, con il marito don Pasquale, nell’unica stanza della loro abitazione, nella dignitosa miseria dei poveri. Già là capii la genuinità della persona che avevo dinanzi. Ricordo una donna che, nella sua semplicità, aveva una certa verve ed era arguta. Con me c’era il maresciallo Giovanni Scalella, scomparso da qualche anno, che divenne un grande amico di Natuzza. Incominciammo a chiacchierare e io e il maresciallo avvertimmo un profumo intensissimo. Chiedemmo a Natuzza da cosa fosse originato, ma lei disse di non sentire nulla. Bastava guardare nei suoi occhi, già da allora, per trovare una grandissima serenità. Ci diede un crocifisso. Ma l’aspetto più interessante - prosegue Costa - è quello che riguarda il collegamento che lei riusciva ad instaurare fra le persone che vivono e quelli che non ci sono più. Una capacità che lei, semplicemente, non attribuiva a sé stessa, dicendo che era solamente un tramite. Diventammo con il tempo amici, soprattutto mia moglie intensificò il legame con lei. Abbiamo perso un bimbo piccolo e, nel periodo in cui le apparivano le stimmate, andammo da Natuzza. Lei prese un fazzoletto lo poggiò sulle stimmate e ce lo rese. Era apparsa l’immagine di un angioletto. Lei non sapeva della morte del bambino, non gliene avevamo ancora parlato. Lo conserviamo ancora». Pagina 1/...Pagina 2
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