"Natuzza Evolo"

Umile serva del Signore

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Le stigmate di Natuzza

 

È infatti un'"anima vittima", fin dall'adolescenza, da quando porta la croce per la riparazione dei peccati e la salvezza del prossimo. Per nulla al mondo Natuzza sarebbe disposta a rinunciare al dolore che l'affligge, o a condividerne una parte con altri, anche adesso che soffre di seri disturbi cardiaci. Lei dice che «la bontà del Signore merita che io soffra per Lui». La scienza medica è in grado di spiegare le ragioni vascolari della sudorazione del sangue (ematidrosi), ma non può attribuire carattere "naturale" alle emografie. Queste non hanno neppure una valenza "paranormale", perché non dipendono dalla sua volontà. Aveva appena dieci anni quando ha cominciato ad avere delle piccole lesioni ai polsi e ai piedi, quasi dei forellini, che apparivano spontaneamente e le davano un gran fastidio. A partire dal 1958, specie nel periodo della Quaresima e della settimana santa, queste lesioni sono diventate più estese e più profonde in corrispondenza delle cinque piaghe di Cristo.

«Ero piccolissima... Un giorno Gesù mi ha detto: "Mi appoggio a te con un dito!". E mi uscì il primo buco. A me sembrava una cosa bella, perché Dio mi toccava ed era una gioia perché vedevo il Signore. Poi, dopo cinque o sei anni, mi ha detto: "Mi appoggio con una mano". E mi è uscita una ferita alla spalla. Io ero di una felicità immensa, perché pensavo che il Signore si appoggiava a una meschina come me. Poi sono arrivate le piaghe e io le accettai sempre e con amore, perché c'è Gesù che mi conforta.»

Per molti anni Natuzza ha nascosto questi segni divini, indossando camicioni con maniche lunghe, tenendo sempre le braccia conserte quando riceveva qualcuno, evitando di aprire la porta ai pellegrini nei periodi cruciali, riuscendo a celare perfino al marito e ai figli la ferita al costato. Ma, nel 1965, la notizia delle stigmate si è talmente diffusa che negare diventa impossibile.

«Per tre anni (1979-1981) ho assistito Natuzza il venerdì santo» ha raccontato la dottoressa Isolina Mantelli al professor Valerio Mannelli. «Arrivo sempre a mezzogiorno e la trovo già in sofferenza, a letto, che sta male. L'aspetto di Natuzza è quello di una donna martoriata fìsicamente e spiritualmente. È tutta una piaga. Le piaghe delle mani sono enormi, alcune volte sanguinano, altre no. Quando le ho esaminato la piaga sul torace, mi sono entrate tre dita dentro.

«Il maggior momento di sofferenza è quando dice di vedere il Demonio, che le mostra la distruzione della sua famiglia, con i figli che muoiono di morte violenta. E l'unica volta che Natuzza si ribella: "Io questo non lo sopporto, questo proprio no!", continua a dire. Ma, subito dopo le tentazioni, entra in uno stato di estasi, non parla più, ha gli occhi fissi, il volto rasserenato. È come se ci fosse un premio per la sofferenza. Tutto questo fino alle ore 14,30 circa. L'ultima scena è quando Natuzza assapora qualcosa di amaro, fa una smorfia e poi trae tre grandi sospiri come quelli dei comatosi. Le sue labbra sono cianotiche, lei è fredda ma il polso c'è. È un'asfissia, la ragione più probabile della morte di Gesù.

«Non è piacevole assistere a tutto questo. Io vado da lei in qualità di medico, ma soprattutto per rassicurare il marito, perché Natuzza, in quelle circostanze, non ha certo bisogno di un medico. Io mi metto in un angolo, ma vedere una sofferenza così forte, a cui non si può partecipare e che non si può capire, mi sconvolge. A un malato si può dare aiuto, a lei no.»

Questa è la testimonianza di uno dei molti medici che hanno assistito Natuzza quando riceve le stigmate e rivive tutti i momenti della Passione, che si conclude nel primo pomeriggio, proprio nell'ora della morte di Gesù. Nella sua casa, in quei giorni, oltre ai familiari ci sono sempre alcuni sacerdoti, in particolare don Michele e don Pasquale Barone, parroco di Paravati e presidente della fondazione Cuore immacolato di Maria, Rifugio delle anime.

«Abbiamo visto nella sua persona Gesù sulla via del Calvario e poi appeso al legno della croce» ha raccontato il venerdì santo del 1995 a tutti i fedeli riuniti dentro e fuori la parrocchia. È tutto il paese che partecipa  costernato alle sofferenze di Natuzza, aspetta con ansia notizie sulla sua salute e spera che Dio l'abbia nuovamente benedetta con i suoi segni. Qualcuno interpreta l'evento anche in modo scaramantico (come accade per la liquefazione del sangue di san Gennaro).

 

 


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