| |
M. -
Giornali, tante gente ha cominciato ad occuparsi di lei; lei
vede ogni giorno tanta gente, ma
vede anche operatori dell'informazione come
noi oggi. Siamo qui da stamane, ma anche nei giorni scorsi
sono venuti i nostri tecnici. Ecco, cosa è cambiato nella sua vita?
N. - Non è cambiato niente!
Perché io sono abituata sempre a parlare con tutti ed aiutare tutti con una
buona parola di conforto; certo viene molta
gente e mi dispiace perché non li posso ricevere
tutti, perché ricevo quei pochi che sono
prenotati, cinquanta, sessanta; più
non ce la faccio, perché è da cinquanta anni che parlo e mi
sono stancata. Mi addoloro quando li vedo
fuori dalla porta, che mi vogliono stringere la mano. Mi dico: ma chi sono io,
una poveraccia! E mi rammarico.
M. - Ma in
fondo, nel profondo del suo cuore, è contenta che
questa gente si occupi di lei?
Ecco, per esempio oggi qui a Paravati,
questa Paravati intera si è trasformata in un bellissimo teatro, in cui si
svolge una festa fatta di vari
momenti.
N. - Ma
sono contenta perché sono felici tutti, perciò sono contenta;
quando vedo felice la gente, il mio cuore gioisce; quando li
vedo
piangere, che raccontano le loro pene, mi dispiace. Oggi sono
felice
anch'io.
M. - Oggi, come lei sa, ricorre il
72° anniversario dell'apparizione della
Madonna di Fatima; ecco, c'è stata descritta attraverso ovviamente la
narrazione di questi tre pastorelli, attraverso gli scritti, che
questa Madonna di Fatima ha una immagine
particolare: appare in un mantello
bianco, avvolta di celeste. Ecco, come vede invece lei la
Madonna?
N. - Io
la vedo vestita di bianco, bruna, tutta piena di luce, sollevata
dalla terra e bellissima. La bellezza non si può descrivere. Forse
i pastorelli erano più degni di descriverla
meglio di me!
M. - Metto
all'attenzione dei nostri telespettatori questa grande
umiltà e
modestia con cui Natuzza continua a parlare, pur ormai
essendo
conosciuta in tutto il mondo, perché qui a Paravati è ormai
meta di
pellegrinaggio da parte di tanta gente che viene addirittura
con
autobus; abbiamo appreso dalla gente che vive qui queste vive
testimonianze.
Adesso vogliamo riferirci solo per
un attimo ad un fatto che ha caratterizzato
le cronache dei giornali di qualche giorno fa, una dieci-na,
quindici giorni fa, quando qualcuno entrò in questo luogo sacro
per derubare Natuzza delle cose più
materiali, più terrene, degli ori,
chissà per quale motivo (4). Ecco, ovviamente il nostro pensiero
corre invece a Natuzza, alla sua spiritualità. Ecco, come considera
queste persone che noi vogliamo solo definire sfortunate. Cosa ne pensa?
N. - Io
dico che sono poveracci, io dico che non è neanche colpa
loro, è
colpa della droga. Infatti io ho detto a quel ragazzo, quando mi ha detto: «Io
voglio l'oro della Madonna». Gli ho detto: «Bello
mio, a cosa
ti serve? Per comprarti la droga»? Lui mi ha detto:
«Purtroppo». Io dico: «Lo vuoi, vieni che te lo prendi, ma vedi che
danneggi il tuo corpo e pure
l'anima». E lo accompagnai qui.
M. - Vedete
quindi questa ...
N. - Io
l'ho perdonato, Vho perdonato subito. Me lo sono abbracciato. Infatti lui
usciva fuori con la pistola in mano, ed io gli ho detto:
«O bello
mio, nascondila, perché come esci fuori tutti si spaventano e ti corrono dietto».
M. - Ecco,
quindi, vedete, una mamma di tutti è Natuzza, anche
di questi poveri infelici che sono
venuti qui a rubacchiare qualcosa,
probabilmente per soddisfare ...
N. -
Erano voti, voti che avevano portato alla Madonna, non era
roba mia.
M. - Non
erano beni di Natuzza, era la testimonianza di tanta
gente che
ha fede e che per fede porta qui come segno di riconoscenza
alla
Madonna questi beni terreni; e pure Natuzza ha per tutti questa
(4) L'intervistatore si
riferisce al furto dell'oro votivo della Madonna, avvenuto F8 Aprile del 1989,
vedi Cap. Ili, pag. 101.
parola
dolce. Ecco, domani è la festa della mamma. Noi la stiamo
celebrando
qui e credo che sia un momento molto bello, molto importante per tutti i nostri
telespettatori. Una parola per queste mamme.
N. - Una parola è questa:
«Mamme, cercate di educare i vostri figli.
Non quando sono in una età avanzata, ma incominciate dai
primi anni, che poi, se sbagliano,
rimproverano voi. Che quando sono a
quattordici, quindici anni, non li potete più (educare)!». Questo
dico io alle mamme, perché vengono tutte le
ragazze a confidarsi con me, dicendo che non hanno confidenza con la mamma, e
parlano con me, perché alle mamme,
quando arrivano a quattordici, quindici
anni, queste bambine raccontano uno sbaglio
che hanno fatto, la mamma le assalta; invece le dovete prendere con le
buone maniere, con la dolcezza, se no hanno
paura e non vi raccontano quando sbagliano.
Questo dico alle mamme!
M. - Cosa occorre perché un uomo
in terra possa essere un tantino felice?
N. - No,
la felicità non esiste; un po' di serenità, pregare il
Signore,
per essere sempre nella retta via; questo occorre.
|