"Natuzza Evolo"  Umile serva del Signore

pagine del sito web apparizioni.com dedicate alla Signora Natuzza EVOLO

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Intervista di Oldani Mesoraca per Telespazio, 13-5-89

 

M. - Giornali, tante gente ha cominciato ad occuparsi di lei; lei vede ogni giorno tanta gente, ma vede anche operatori dell'informa­zione come noi oggi. Siamo qui da stamane, ma anche nei giorni scor­si sono venuti i nostri tecnici. Ecco, cosa è cambiato nella sua vita?

N. - Non è cambiato niente! Perché io sono abituata sempre a parlare con tutti ed aiutare tutti con una buona parola di conforto; certo viene molta gente e mi dispiace perché non li posso ricevere tutti, perché ricevo quei pochi che sono prenotati, cinquanta, sessan­ta; più non ce la faccio, perché è da cinquanta anni che parlo e mi sono stancata. Mi addoloro quando li vedo fuori dalla porta, che mi vogliono stringere la mano. Mi dico: ma chi sono io, una poveraccia! E mi rammarico.

M. - Ma in fondo, nel profondo del suo cuore, è contenta che questa gente si occupi di lei? Ecco, per esempio oggi qui a Paravati, questa Paravati intera si è trasformata in un bellissimo teatro, in cui si svolge una festa fatta di vari momenti.

N. - Ma sono contenta perché sono felici tutti, perciò sono con­tenta; quando vedo felice la gente, il mio cuore gioisce; quando li vedo piangere, che raccontano le loro pene, mi dispiace. Oggi sono felice anch'io.

M. - Oggi, come lei sa, ricorre il 72° anniversario dell'apparizio­ne della Madonna di Fatima; ecco, c'è stata descritta attraverso ovvia­mente la narrazione di questi tre pastorelli, attraverso gli scritti, che questa Madonna di Fatima ha una immagine particolare: appare in un mantello bianco, avvolta di celeste. Ecco, come vede invece lei la Madonna?

N. - Io la vedo vestita di bianco, bruna, tutta piena di luce, solle­vata dalla terra e bellissima. La bellezza non si può descrivere. Forse i pastorelli erano più degni di descriverla meglio di me!

M. - Metto all'attenzione dei nostri telespettatori questa grande umiltà e modestia con cui Natuzza continua a parlare, pur ormai essendo conosciuta in tutto il mondo, perché qui a Paravati è ormai meta di pellegrinaggio da parte di tanta gente che viene addirittura con autobus; abbiamo appreso dalla gente che vive qui queste vive testimonianze.

Adesso vogliamo riferirci solo per un attimo ad un fatto che ha caratterizzato le cronache dei giornali di qualche giorno fa, una dieci-na, quindici giorni fa, quando qualcuno entrò in questo luogo sacro per derubare Natuzza delle cose più materiali, più terrene, degli ori, chissà per quale motivo (4). Ecco, ovviamente il nostro pensiero corre invece a Natuzza, alla sua spiritualità. Ecco, come considera queste persone che noi vogliamo solo definire sfortunate. Cosa ne pensa?

N. - Io dico che sono poveracci, io dico che non è neanche colpa loro, è colpa della droga. Infatti io ho detto a quel ragazzo, quando mi ha detto: «Io voglio l'oro della Madonna». Gli ho detto: «Bello mio, a cosa ti serve? Per comprarti la droga»? Lui mi ha detto: «Purtroppo». Io dico: «Lo vuoi, vieni che te lo prendi, ma vedi che danneggi il tuo corpo e pure l'anima». E lo accompagnai qui.

M. - Vedete quindi questa ...

N. - Io l'ho perdonato, Vho perdonato subito. Me lo sono abbrac­ciato. Infatti lui usciva fuori con la pistola in mano, ed io gli ho detto: «O bello mio, nascondila, perché come esci fuori tutti si spaventano e ti corrono dietto».

M. - Ecco, quindi, vedete, una mamma di tutti è Natuzza, anche di questi poveri infelici che sono venuti qui a rubacchiare qualcosa, probabilmente per soddisfare ...

N. - Erano voti, voti che avevano portato alla Madonna, non era roba mia.

M. - Non erano beni di Natuzza, era la testimonianza di tanta gente che ha fede e che per fede porta qui come segno di riconoscenza alla Madonna questi beni terreni; e pure Natuzza ha per tutti questa

(4) L'intervistatore si riferisce al furto dell'oro votivo della Madonna, avvenuto F8 Aprile del 1989, vedi Cap. Ili, pag. 101.

parola dolce. Ecco, domani è la festa della mamma. Noi la stiamo celebrando qui e credo che sia un momento molto bello, molto impor­tante per tutti i nostri telespettatori. Una parola per queste mamme.

N. - Una parola è questa: «Mamme, cercate di educare i vostri figli. Non quando sono in una età avanzata, ma incominciate dai primi anni, che poi, se sbagliano, rimproverano voi. Che quando sono a quattordici, quindici anni, non li potete più (educare)!». Questo dico io alle mamme, perché vengono tutte le ragazze a confidarsi con me, dicendo che non hanno confidenza con la mamma, e parlano con me, perché alle mamme, quando arrivano a quattordici, quindici anni, queste bambine raccontano uno sbaglio che hanno fatto, la mamma le assalta; invece le dovete prendere con le buone maniere, con la dolcezza, se no hanno paura e non vi raccontano quando sba­gliano. Questo dico alle mamme!

M. - Cosa occorre perché un uomo in terra possa essere un tanti­no felice?

N. - No, la felicità non esiste; un po' di serenità, pregare il Signore, per essere sempre nella retta via; questo occorre.

 


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 © 2008 Giuseppe PAGNOTTA

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Ultimo aggiornato del  4 Marzo  2008

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