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P.N. - È
felice di questa realizzazione?
N. -
Certo che sono felice: l'ha voluta la Madonna, ed io sono
contenta!
P.N. - Sono anni che voi pensate e
sognate di realizzare questa struttura?
N. - Sì,
sì, 45 anni.
P.N. -
Perché 45 anni?
N. - E
perché ho visto la Madonna.
P.N. - 45 anni fa? (6)
(6)
La Madonna parlò per la prima volta a
Natuzza della Casa «Cuore
Immacolato di Maria, Rifugio delle
Anime» nel 1944 (v. pag. 25 del III volume).
N. -
Sì, sì.
P.N. - E
ricorda quel momento particolare?
N. - Sì,
che mi ricordo. Perché quando l'ho vista le ho detto:
«Vergine Santa, come vi ricevo
in questa casa brutta?». Lei mi ha risposto:
«Non ti preoccupare, ci sarà una nuova casa». E mi ha detto pure il nome,
come si chiama.
P.N. - Ed
è lo stesso nome che oggi porta questa casa?
N. -
Sì, sì, sì.
P.N. -
Natuzza Evolo: da mezzo secolo questa contadina di
Paravati
fa parlare di sé. Di lei si sono occupati scienziati e studiosi di
ogni parte del mondo, ma nessuno è
mai riuscito a spiegare il mistero di questa
donna che si dice abbia il potere dei miracoli e la facoltà
soprannaturale di dialogare con i morti.
Questa che vi proponiamo oggi è la storia della sua vita, così come ce
l'ha raccontata ai nostri microfoni.
Molti dicono
che lei già sa cosa c'è nell'altro mondo. Riesce a
parlare con l'altro mondo, riesce
a darci una parola di conforto.
N. -
Parlo con le anime, quelle che stanno in Paradiso, quelle
che stanno
in Purgatorio cercano aiuto.
P.N. - C'è
tanta gente che viene qui da lei e le porta le fotografie
...
N. - Le
fotografie, sì.
P.N. - E
lei attraverso le fotografie riesce ...
N. - Non
riesco, se l'ho viste, dico: l'ho viste, e dico come stanno,
se hanno bisogno, se hanno qualche messaggio per i familiari.
P.N. - Spesso le capita che
qualche anima incontrata le affidi un
messaggio...
N. - Un
messaggio per i parenti.
P.N. -
Sono messaggi di saluto, messaggi di speranza, di dolore?
N. -
Messaggi di speranza, sì.
P.N. -
Posso chiederle se lei ha mai previsto o è riuscita a prevedere il futuro di
qualcuno?
N. -
No, no.
P.N. - C'è
tanta gente che viene da lei in preda a gravi malattie e che oggi giurerebbe di
essere stata guarita da lei?
N. - Sì,
ma non è un futuro quello; tramite le preghiere, ma non è che faccio io i
miracoli! Li fa Gesù! Io la preghiera gliela faccio! Poi
vengono a
ringraziarmi, ma io dico: non dovete ringraziare me; io
sono una
poveraccia che prego e che da una parola di conforto a chi
soffre...
P.N. - C'è tanta gente che è
venuta qui per la prima volta, lei non
l'aveva mai
vista, mai conosciuta, e a cui lei ha dato una diagnosi
esatta del
male che questa gente aveva.
N. - Ma
non io, tesoro mio, è l'angelo che mi suggerisce, ed io
dico quello
che mi dice, veramente!
P.N. -
Durante il periodo pasquale lei continua a soffrire ...
N. - Sì.
P.N. -
Continua a vivere il dramma, ma direi anche il mistero
delle
stimmate?
N. -
Sì, sì, ancora ho le ferite.
P.N. -
Dell'ultima Pasqua?
N. - Sì.
P.N. -
Come sopporta questo dolore? Con rassegnazione?
N. - Per
amore del Signore! E poi e' è la consolazione perché
vedo Gesù,
vedo la Madonna, vedo l'angelo custode! Mi aiutano loro,
mi
confortano!
P.N. -
Posso chiederle quale fu l'emozione o la paura che le
venne il
giorno in cui per la prima volta scoprì di avere le stimmate?
N. - No,
veramente non la paura. Perché incominciai che ero piccola.
P.N. -
Quanti anni aveva, se lo ricorda?
N. - Sì,
ero piccolissima, io ...: mi è uscito un buco in un piede,
mi è
uscito un buco alla mano, ma io non sapevo che erano le stimmate.
Pensavo che fosse una sofferenza.
P.N. - E si
ripeteva ogni anno.
N. - No,
perché prima del tempo Gesù mi aveva detto: «Mi
appoggio a
te con un dito!». E mi uscì il primo buco. A me, sembrava
una cosa
bella, reale, perché Dio mi toccava. Ed allora era una gioia,
perché io
vedevo il Signore!
Poi, dopo 5, 6 anni, mi ha
detto: «Mi appoggio con una mano». Mi è
uscita una ferita alla spalla. Io ero una felicità-, pensavo: II
Signore si appoggia a me!
Però può
darsi che io, sapendo per tutta la vita la sofferenza che
avrei
passato, può darsi pure che io non accettavo, non lo so, questo
non lo
posso sapere!
Piano
piano mi sono arrivate tutte queste piaghe. Io accettai
sempre,
con rassegnazione, con amore, perché Gesù mi conforta.
P.N. -
Nonostante questo ha continuato a vivere il rapporto con la
gente, ma
anche il rapporto con la sua famiglia.?
N. - Sì,
sì. Io non mancai mai i doveri della famiglia. Sapete che?
Qualcosa si
è bruciato sul fuoco, perché magari lascio la pentola
sulla
cucina e magari trovo qualcosa bruciata. Però rare volte!
Io sono pronta sempre per la
mia famiglia. Ma come? Mi alzavo la notte,
la mattina alle quattro, mi coricavo la sera a mezzanotte, e facevo tutte
le faccende di casa.
Non
mancai mai il mio dovere verso i figli. Solò questo: non mangio a mezzogiorno
con loro, perché mi disturba la gente. Pure
che sto per cinque minuti, mi
bussano alla porta, alla finestra, ed io
sono pronta per loro, per preparare il mangiare, magari lo riscaldo,
perché tante volte dovevo cucinare il
venerdì, che non viene gente, per
due giorni, questo sì.
P.N. - Lei
avrà visto centinaia di migliaia di persone. Avrà incontrato
centinaia di migliaia di persone.
N. -
Sì, sì, e le incontro ancora, ogni giorno.
P.N. - La
storia continua, di drammi personali, di passioni personali.
N. -
Sì, sì, personali.
P.N. - E
vive tutto come se le appartenesse questo mondo?
N. - E
mi appartengono a me! Tutto ciò che appartiene a Gesù,
appartiene
a me, perché amo Gesù, e lo voglio fare conoscere agli
altri! A
me dispiace che non ho la forza, perché tutta questa generazione
di bambini, se io avessi la forza, la possibilità, io a tutti insegnerei
una
parola, (ma non che sono istruita), di amare il Signore, di amare il prossimo,
di camminare sempre sulla retta via, questo io farei.
P.N. - Lei
non ha studiato molto. Ha studiato ...
N. -
Per niente!
P.N. - Lei
non ha studiato per niente?
N. - Ma
io non so neanche i numeri, niente!
P.N. - Ci sono stati dei momenti
in cui lei riusciva a leggere le lingue
straniere, il latino, il greco ...
N. - No,
no. Sa come? Così: per esempio, viene una dalla
Germania, io non so parlare, e
allora quella mi pone un problema, parla all'uso suo, non capisco niente.
P.N. -
Parla nella sua lingua.
N. -
Nella sua lingua. L'angelo mi dice e mi arriva la lingua, per ripetere quello
che dice l'angelo, le dò la risposta.
P.N. - Ed
in questo modo lei ha incontrato moltissima gente.
N. - Sì,
sì.
P.N. -
Parlando a loro la loro lingua.
N. - Non
parlando, ripetendo ciò che dice l'angelo, perché io non
so parlare
la loro lingua. In parte certe (volte) non mi arriva la lingua,
non mi esprimo.
P.N. - Un
giorno qualcuno l'ha vista sudare sangue.
N. -
Sì, non qualcuno, ma migliaia di persone. Sì, è vero.
P.N. - È un
fenomeno che lei ha vissuto, sempre con, direi, rassegnazione
anche questo?
N. - Ho
detto: il Signore mi ha mandato una croce e la devo
accettare!
È una croce come un altra. È giusto! penso. C'è gente che
ha una
croce, (come) un figlio ammalato! Io devo ringraziare il
Signore: i
figli miei sono sani. Mi ha mandato questa e l'accetto!
P.N. -
Senta, Natuzza: un giorno venne da lei un prete, non vestito
da prete. Lei capì che era un prete.
N. -
No, l'ha detto l'angelo, che era un prete, ed io gli baciai la
mano. Lui
mi ha detto: «Perché mi bacia la mano?». «Perché vedo
l'angelo
alla sua sinistra». Perché ai preti va alla loro sinistra
l'angelo,
mentre a voi e agli altri alla destra.
P.N. -
Quindi questa differenza le ha permesso questa distinzione.
N. -
Sì, sì.
P.N. - E
lei quando è che ha incominciato? ... Era ancora ragazza
quando ha
incominciato a parlare con la Madonna?
N. - A
dieci anni.
P.N. - A dieci anni...
N. - A
dieci anni S. Francesco.
P.N. - Si
ricorda come le è apparso?
N. -
Sì, sì, mi ricordo benissimo. Io ero in casa in una cameretta.
Ed allora quando l'ho visto pensai
che fosse un monaco che andava alla questua.
E allora ...
P.N. - Che
chiedeva l'elemosina.
N. - E
allora, ho aperto una cassa, e gli ho detto: «Non abbiamo
niente,
nemmeno pane», gli ho detto, «Non vi posso dare niente».
Allora lui
ha risposto: «Io non ho bisogno. Io sono S. Francesco di Paola». Io gli ho
baciato la mano e lui mi ha chiesto quello che volevo,
io gli ho detto: «Voglio una grazia», ho detto a S. Francesco, a
quell'età
che avevo dieci anni. Lui mi ha detto: «Tra tre giorni». E
dopo tre
giorni quello che avevo chiesto ...
P.N. - Si è
realizzato.
N. -
Sì, e fui felice.
P.N. - Ha avuto altre occasioni di
chiedere qualcosa al Signore e di avere
avuto una risposta ...
N. - Sì,
una grazia per tanti che stanno male, che sono ammalati,
che non
possono uscire da una brutta situazione. Sì, tante volte.
P.N. - C'è
tantissima gente che è convinta di averla avuta in casa. E lei non si è mai
mossa dalla sua casa.
N. -
Sì, sì, spiritualmente, qualche volta mi portano.
P.N. - Ciò
che gli esperti chiamano il fenomeno della bilocazione.
Le è mai
capitato di essere convinta di essere altrove ...
N. -
Non convinta, è la realtà!
P.N. - Mi
faccia capire.
N. - È la
realtà, perché io vedo tutto ciò, quello che succede in
un altra
casa. So descrivere anche la casa di quella persona dove io
vado.
P.N. - E la
gente avverte la sua presenza attraverso il profumo dei
fiori.
N. - Sì,
sì, veramente.
P.N. -
Cosa le ha dato tutta questa gente oltre che portarle la tristezza e il dolore
della sua storia personale, che cosa le da? La gente,
che cosa da
a lei?
N. - A
me? Pregano per me e mi vogliono tutti bene. Veramente
sono convinta che se non fosse per
le preghiere di queste anime, che mi
vogliono bene, io non potevo vivere ricevendo trecento persone al
giorno.
P.N. - Lei
non ha mai preso niente da queste persone?
N. - No,
per carità!
P.N. - Una
cosa molto bella, questa.
N. -
No.
P.N. - Posso chiederle come
immagina il futuro di questo paese, di
questo nostro paese?
N. - Guardate, io non posso
immaginare; il futuro non si può
immaginare. Ho la speranza che Dio ci salva! Particolarmente i giovani, a cui
voglio tanto bene.
P.N. - Le
faccio io tanti auguri.
N.-
Grazie.
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