"Natuzza Evolo"  Umile serva del Signore

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Intervista di Pino Nano per la Rai Tre (5), 22-5-92

(5)  Intervista effettuata in occasione della inaugurazione del Centro Anziani. 

 

P.N. - È felice di questa realizzazione?

N. - Certo che sono felice: l'ha voluta la Madonna, ed io sono contenta!

P.N. - Sono anni che voi pensate e sognate di realizzare questa struttura?

N. - Sì, sì, 45 anni.

P.N. - Perché 45 anni?

N. - E perché ho visto la Madonna.

P.N. - 45 anni fa? (6)

(6)  La Madonna parlò per la prima volta a Natuzza della Casa «Cuore Immacolato di Maria, Rifugio delle Anime» nel 1944 (v. pag. 25 del III volume).

N. - Sì, sì.

P.N. - E ricorda quel momento particolare?

N. - Sì, che mi ricordo. Perché quando l'ho vista le ho detto:

«Vergine Santa, come vi ricevo in questa casa brutta?». Lei mi ha risposto: «Non ti preoccupare, ci sarà una nuova casa». E mi ha detto pure il nome, come si chiama.

P.N. - Ed è lo stesso nome che oggi porta questa casa?

N. - Sì, sì, sì.

P.N. - Natuzza Evolo: da mezzo secolo questa contadina di Paravati fa parlare di sé. Di lei si sono occupati scienziati e studiosi di ogni parte del mondo, ma nessuno è mai riuscito a spiegare il mistero di questa donna che si dice abbia il potere dei miracoli e la facoltà soprannaturale di dialogare con i morti. Questa che vi proponiamo oggi è la storia della sua vita, così come ce l'ha raccontata ai nostri microfoni.

Molti dicono che lei già sa cosa c'è nell'altro mondo. Riesce a parlare con l'altro mondo, riesce a darci una parola di conforto.

N. - Parlo con le anime, quelle che stanno in Paradiso, quelle che stanno in Purgatorio cercano aiuto.

P.N. - C'è tanta gente che viene qui da lei e le porta le fotogra­fie ...

N. - Le fotografie, sì.

P.N. - E lei attraverso le fotografie riesce ...

N. - Non riesco, se l'ho viste, dico: l'ho viste, e dico come stan­no, se hanno bisogno, se hanno qualche messaggio per i familiari.

P.N. - Spesso le capita che qualche anima incontrata le affidi un messaggio...

N. - Un messaggio per i parenti.

P.N. - Sono messaggi di saluto, messaggi di speranza, di dolore?

N. - Messaggi di speranza, sì.

P.N. - Posso chiederle se lei ha mai previsto o è riuscita a preve­dere il futuro di qualcuno?

N. - No, no.

P.N. - C'è tanta gente che viene da lei in preda a gravi malattie e che oggi giurerebbe di essere stata guarita da lei?

N. - Sì, ma non è un futuro quello; tramite le preghiere, ma non è che faccio io i miracoli! Li fa Gesù! Io la preghiera gliela faccio! Poi vengono a ringraziarmi, ma io dico: non dovete ringraziare me; io sono una poveraccia che prego e che da una parola di conforto a chi soffre...

P.N. - C'è tanta gente che è venuta qui per la prima volta, lei non

l'aveva mai vista, mai conosciuta, e a cui lei ha dato una diagnosi esatta del male che questa gente aveva.

N. - Ma non io, tesoro mio, è l'angelo che mi suggerisce, ed io dico quello che mi dice, veramente!

P.N. - Durante il periodo pasquale lei continua a soffrire ...

N. - Sì.

P.N. - Continua a vivere il dramma, ma direi anche il mistero delle stimmate?

N. - Sì, sì, ancora ho le ferite.

P.N. - Dell'ultima Pasqua?

N. - Sì.

P.N. - Come sopporta questo dolore? Con rassegnazione?

N. - Per amore del Signore! E poi e' è la consolazione perché vedo Gesù, vedo la Madonna, vedo l'angelo custode! Mi aiutano loro, mi confortano!

P.N. - Posso chiederle quale fu l'emozione o la paura che le venne il giorno in cui per la prima volta scoprì di avere le stimmate?

N. - No, veramente non la paura. Perché incominciai che ero pic­cola.

P.N. - Quanti anni aveva, se lo ricorda?

N. - Sì, ero piccolissima, io ...: mi è uscito un buco in un piede, mi è uscito un buco alla mano, ma io non sapevo che erano le stim­mate. Pensavo che fosse una sofferenza.

P.N. - E si ripeteva ogni anno.

N. - No, perché prima del tempo Gesù mi aveva detto: «Mi appoggio a te con un dito!». E mi uscì il primo buco. A me, sembrava una cosa bella, reale, perché Dio mi toccava. Ed allora era una gioia, perché io vedevo il Signore!

Poi, dopo 5, 6 anni, mi ha detto: «Mi appoggio con una mano». Mi è uscita una ferita alla spalla. Io ero una felicità-, pensavo: II Signore si appoggia a me!

Però può darsi che io, sapendo per tutta la vita la sofferenza che avrei passato, può darsi pure che io non accettavo, non lo so, questo non lo posso sapere!

Piano piano mi sono arrivate tutte queste piaghe. Io accettai sempre, con rassegnazione, con amore, perché Gesù mi conforta.

P.N. - Nonostante questo ha continuato a vivere il rapporto con la gente, ma anche il rapporto con la sua famiglia.?

N. - Sì, sì. Io non mancai mai i doveri della famiglia. Sapete che? Qualcosa si è bruciato sul fuoco, perché magari lascio la pentola sulla cucina e magari trovo qualcosa bruciata. Però rare volte!

Io sono pronta sempre per la mia famiglia. Ma come? Mi alzavo la notte, la mattina alle quattro, mi coricavo la sera a mezzanotte, e facevo tutte le faccende di casa.

Non mancai mai il mio dovere verso i figli. Solò questo: non mangio a mezzogiorno con loro, perché mi disturba la gente. Pure che sto per cinque minuti, mi bussano alla porta, alla finestra, ed io sono pronta per loro, per preparare il mangiare, magari lo riscaldo, perché tante volte dovevo cucinare il venerdì, che non viene gente, per due giorni, questo sì.

P.N. - Lei avrà visto centinaia di migliaia di persone. Avrà incon­trato centinaia di migliaia di persone.

N. - Sì, sì, e le incontro ancora, ogni giorno.

P.N. - La storia continua, di drammi personali, di passioni perso­nali.

N. - Sì, sì, personali.

P.N. - E vive tutto come se le appartenesse questo mondo?

N. - E mi appartengono a me! Tutto ciò che appartiene a Gesù, appartiene a me, perché amo Gesù, e lo voglio fare conoscere agli altri! A me dispiace che non ho la forza, perché tutta questa generazio­ne di bambini, se io avessi la forza, la possibilità, io a tutti insegnerei una parola, (ma non che sono istruita), di amare il Signore, di amare il prossimo, di camminare sempre sulla retta via, questo io farei.

P.N. - Lei non ha studiato molto. Ha studiato ...

N. - Per niente!

P.N. - Lei non ha studiato per niente?

N. - Ma io non so neanche i numeri, niente!

P.N. - Ci sono stati dei momenti in cui lei riusciva a leggere le lingue straniere, il latino, il greco ...

N. - No, no. Sa come? Così: per esempio, viene una dalla Germania, io non so parlare, e allora quella mi pone un problema, parla all'uso suo, non capisco niente.

P.N. - Parla nella sua lingua.

N. - Nella sua lingua. L'angelo mi dice e mi arriva la lingua, per ripetere quello che dice l'angelo, le dò la risposta.

P.N. - Ed in questo modo lei ha incontrato moltissima gente.

N. - Sì, sì.

P.N. - Parlando a loro la loro lingua.

N. - Non parlando, ripetendo ciò che dice l'angelo, perché io non so parlare la loro lingua. In parte certe (volte) non mi arriva la lin­gua, non mi esprimo.

P.N. - Un giorno qualcuno l'ha vista sudare sangue.

N. - Sì, non qualcuno, ma migliaia di persone. Sì, è vero.

P.N. - È un fenomeno che lei ha vissuto, sempre con, direi, rasse­gnazione anche questo?

N. - Ho detto: il Signore mi ha mandato una croce e la devo accettare! È una croce come un altra. È giusto! penso. C'è gente che ha una croce, (come) un figlio ammalato! Io devo ringraziare il Signore: i figli miei sono sani. Mi ha mandato questa e l'accetto!

P.N. - Senta, Natuzza: un giorno venne da lei un prete, non vesti­to da prete. Lei capì che era un prete.

N. - No, l'ha detto l'angelo, che era un prete, ed io gli baciai la mano. Lui mi ha detto: «Perché mi bacia la mano?». «Perché vedo l'angelo alla sua sinistra». Perché ai preti va alla loro sinistra l'angelo, mentre a voi e agli altri alla destra.

P.N. - Quindi questa differenza le ha permesso questa distinzione.

N. - Sì, sì.

P.N. - E lei quando è che ha incominciato? ... Era ancora ragazza quando ha incominciato a parlare con la Madonna?

N. - A dieci anni.

P.N. - A dieci anni...

N. - A dieci anni S. Francesco.

P.N. - Si ricorda come le è apparso?

N. - Sì, sì, mi ricordo benissimo. Io ero in casa in una cameretta. Ed allora quando l'ho visto pensai che fosse un monaco che andava alla questua. E allora ...

P.N. - Che chiedeva l'elemosina.

N. - E allora, ho aperto una cassa, e gli ho detto: «Non abbiamo niente, nemmeno pane», gli ho detto, «Non vi posso dare niente». Allora lui ha risposto: «Io non ho bisogno. Io sono S. Francesco di Paola». Io gli ho baciato la mano e lui mi ha chiesto quello che vole­vo, io gli ho detto: «Voglio una grazia», ho detto a S. Francesco, a quell'età che avevo dieci anni. Lui mi ha detto: «Tra tre giorni». E dopo tre giorni quello che avevo chiesto ...

P.N. - Si è realizzato.

N. - Sì, e fui felice.

P.N. - Ha avuto altre occasioni di chiedere qualcosa al Signore e di avere avuto una risposta ...

N. - Sì, una grazia per tanti che stanno male, che sono ammalati, che non possono uscire da una brutta situazione. Sì, tante volte.

P.N. - C'è tantissima gente che è convinta di averla avuta in casa. E lei non si è mai mossa dalla sua casa.

N. - Sì, sì, spiritualmente, qualche volta mi portano.

P.N. - Ciò che gli esperti chiamano il fenomeno della bilocazione. Le è mai capitato di essere convinta di essere altrove ...

N. - Non convinta, è la realtà!

P.N. - Mi faccia capire.

N. - È la realtà, perché io vedo tutto ciò, quello che succede in un altra casa. So descrivere anche la casa di quella persona dove io vado.

P.N. - E la gente avverte la sua presenza attraverso il profumo dei fiori.

N. - Sì, sì, veramente.

P.N. - Cosa le ha dato tutta questa gente oltre che portarle la tri­stezza e il dolore della sua storia personale, che cosa le da? La gente, che cosa da a lei?

N. - A me? Pregano per me e mi vogliono tutti bene. Veramente sono convinta che se non fosse per le preghiere di queste anime, che mi vogliono bene, io non potevo vivere ricevendo trecento persone al giorno.

P.N. - Lei non ha mai preso niente da queste persone?

N. - No, per carità!

P.N. - Una cosa molto bella, questa.

N. - No.

P.N. - Posso chiederle come immagina il futuro di questo paese, di questo nostro paese?

N. - Guardate, io non posso immaginare; il futuro non si può immaginare. Ho la speranza che Dio ci salva! Particolarmente i gio­vani, a cui voglio tanto bene.

P.N. - Le faccio io tanti auguri.

N.- Grazie.

 

 


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Ultimo aggiornato del  4 Marzo  2008

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