"Natuzza Evolo"  Umile serva del Signore

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  Intervista di Pino Nano, per la Rai Tre, 16-3-89
 

P.N. - Lei, in questo periodo, mi diceva, non riceve nessuno. Perché?

N. - No, non ricevo perché non vedo l'angelo, non vedo i morti; quindi alle persone che hanno bisogno di un consiglio non glielo posso dare.

P.N. - Adesso, ricomincerà a ricevere la gente allora dopo Pasqua?

N. - Dopo una settimana, dieci giorni dopo Pasqua, perché sto male!

P.N. - È vero che questo è un periodo di dolore per lei, di soffe­renza fisica?

N. - Sì, sì, ho dolore ai piedi, dolori alla testa, dolore alle mani.

P.N. - Vedo che ci sono già le prime ferite.

N. - Ecco, incominciano così e poi si riempie tutta la mano, i piedi.

P.N. - È vero che lei vede la Madonna anche?

N. - Sì, sì.

P.N. - In che figura le appare? Come la vede questa Madonna?

N. - È bellissima! Ha l'età di quindici, sedici anni, bruna, vestita di bianco, bellissima!

P.N. - Ma non vede soltanto la Madonna, lei vede anche altri spiriti.

N. - Sì, vedo anche Gesù nel periodo della Quaresima, per quat­tro, cinque volte alla Quaresima; poi vedo le anime del Purgatorio, le anime del Paradiso, e mi parlano.

P.N. - Che cosa le dicono?

N. - Mi danno consigli per i loro parenti; mi dicono se soffrono, se hanno bisogno, ecco, questo.

P.N. - Lei dice di riuscire a mettersi in contatto anche con i defun­ti, ma questo come avviene? Attraverso quest'angelo di cui lei parla sempre?

N. - Non mettere a contatto le persone, perché non dipende dalla mia volontà! Sono loro, le anime, che vengono a me, mi parlano, ma io non le posso cercare. Vengono da sole, dicono col permesso di Dio!

P.N. - E come fa a mettersi in contatto con i defunti, a parlare con loro?

N. - Ma io non faccio niente. Sono loro che si presentano a me e mi chiedono, e mandano messaggi per i loro parenti.

P.N. - Senta, lei che ha questa possibilità, straordinaria certamen­te, di mettersi in contatto con questo mondo, con l'ai di là, l'ha mai visto l'ai di là? Voglio dire, lei sa come è fatto, le hanno mai detto queste ombre, questi spiriti, come è fatto l'ai di là?

N. - Loro dicono che sono felici, che sono contenti, e che se non sono purificati non possono giungere a Dìo; soffrono la mancanza che non vedono il Signore. Me lo dicono loro, ma io non è che sono andata all'altro mondo per vedere.

P.N. - Lei riesce ... Qui viene tantissima gente, migliaia di perso­ne, migliaia di persone ammalate, il più delle volte, che chiedono con­sigli per le loro malattie. Che tipo di rapporto ha con queste persone?

N. - Veramente mi domandano tante cose riguardo la loro salute. Io, quando sono sicura che l'angelo custode mi dice: il medico ha indovinato la malattia, io gli dico: fidatevi alla fiducia del medico (abbiate fiducia nel medico). Se il medico l'angelo dice che non ha indovinato la malattìa, io, per non fare mancanza di carità di dire: il medico non ha indovinato, dico: andate in un altro posto, e magari l'angelo mi suggerisce, dice: andate a Milano, andate a Parigi.

P.N. - È capitato il caso in cui qui da lei si sono presentati degli ammalati con delle diagnosi che poi non sono risultate vere?

N. - Sì, ed io perciò li mando fuori.

P.N. - Ed è gente che poi ritorna qui da lei per dirle che altrove ha trovato risposta diversa?

N. - Sì, sì, parecchi.

P.N. - Quanta gente passa sotto i suoi occhi, ogni giorno?

N. - E non lo so!

P.N. - Ne è passata tanta, però.

N. - E sì, ai primi tempi ne venivano anche trecento persone al giorno, poi io ...

P.N. - Lei riceve tutta questa gente dal 1937-38, ormai?

N. - Sì, è dal 1938 che ricevo.

P.N. - Per ricevere tanta gente, per stare con tutta questa gente tutto il giorno bisogna avere grande amore per gli altri.

N. - Certo, ho tanto amore. Per me partecipano come i figli miei, tutto il mondo, tutti quelli che vengono qua. Gli voglio bene! Sono attaccata a loro. Particolarmente ai giovani.

P.N. - Ecco, a proposito dei giovani, vorrei che lei mi dicesse una verità che so non ama raccontare molto, che cioè la sua casa è diven­tata meta di pellegrinaggio di moltissimi giovani, anche drogati.

N. - Sì, sì, parecchi.

P.N. - Che rapporto ha con questi giovani?

N. - Gli voglio bene, gli faccio un mondo di promesse, che soffro per loro, che offro per loro, purché lascino queste cose.

P.N. - Le è capitato il caso di qualche ragazzo che è tornato qui da lei...

N. - Sì, contenti, felici che sono usciti da questo pericolo grande.

P.N. - Nessuno meglio di lei forse può dirmi come vede il mondo che ci sta intorno. È un mondo pieno di sofferenze, mi pare di capire da questa sua testimonianza.

N. - Sì, il mondo è pieno di sofferenze. Queste creature che sono corrotte, da tutta questa gente che vogliono fare denaro.

P.N. - La preghiera può bastare, secondo lei?

N. - No.

P.N. - A lenire almeno una parte ...

N. - No, io non dico che solo la preghiera, ma ci vuole anche la collaborazione dei genitori, dei parenti, degli amici, se no non posso­no uscire da soli. Ci sono tanti giovani che vengono qua e piangono, e dicono: «Signora, aiutatemi, io voglio uscire e non ce la faccio». Io cerco di aiutarli, di dare un buon consiglio, una buona parola.

P.N. - C'è moltissima gente che giurerebbe di averla avuta a casa sua ospite. Lei in realtà non si è mai mossa da questa casa fisicamen-te.

N. - No, spiritualmente! Spiritualmente sì. Tante volte parlo con voi, parlo con un'altra persona e poi improvvisamente mi trovo in un altro posto, però non con la mia volontà, spontaneamente. Quelli mi vedono e parlano con me. Tante volte siamo a tavola, pure i miei figli si accorgono, e l'uno con Valtro, per battuta, dicono così: «La mamma viaggia», perché si capisce un poco.

P.N. - Lei ha cinque figli.

N. - Sì, sì.

P.N. - Cinque figli, ed anche dieci nipotini.

N. - Sì.

P.N. - Che poi ritrova, che rivede tranquillamente.

N. - $ì, sì.

P.N. - C'è una cosa che mi ha sempre incuriosito. Mandare avanti una famiglia come la sua, un marito e cinque figli. Non ha sacrificato la famiglia, per ricevere tutta questa gente?

N. - No, veramente no, ho avuto sempre l'aiuto del Signore. Io concilio sempre quello che devo fare per la famiglia e quello che devo fare per la gente. È il Signore che mi aiuta. Mi alzai sempre presto la mattina, mi coricai tardi la sera, ed ho fatto tutte le faccende di casa sempre. Non ho lasciato mai i figli senza mangiare, oppure senza sti­rare loro una camicia. Mi alzai sempre presto per fare questo.

P.N. - È mai venuta qui da lei qualche persona che non ha mai

creduto per esempio nel Signore ed è venuta da lei probabilmente per verificare questa presenza straordinaria?

N. - Sì, tanta gente viene qua che non crede. Però una volta me lo ha promesso la Madonna e mi ha detto così: «Esercita la tua pazienza, le persone vengono curiose e se ne andranno convenite, non la prima volta, non la seconda, ma te lo prometto che la terza volta si convenir anno».

P.N. - Lei si sente una persona straordinaria, oppure no?

N. - No, no, io veramente ...

P.N. - Spesso lei ha detto: sono, mi sento un verme di terra.

N. - No, mi sento un verme di terra! Io sono una poveraccia! Io sa che cosa penso? Forse sarà una malattia, con cui si manifesta il Signore, attraverso questa malattia, per poter fare del bene all'uma­nità, alla gente che soffre. Io non mi sento niente, proprio niente!

P.N. - Questo è un periodo di Quaresima.

N. - Si.

P.N. - E vero che le compaiono le stimmate?

N. - Sì, è vero. Io non dico stimmate, io dico ferite. Non so che cosa sono.

P.N. - Quando le capitò per la prima volta questo fenomeno? Se lo ricorda?

N. - Ero bambina, non ricordo il giorno, ma ero bambina.

P.N. - Senta, ma si ricorda una storia particolare che è passata da questa casa e che l'ha colpita molto. Tutta la gente che passa le rac­conta ..., la usa come confessionale. Le racconta la propria vita, le rac­conta ... Ecco, c'è una storia particolare che lei ricorda in modo parti­colare, un caso pietoso?

N. - No, veramente per me tutti pietosi sono i casi delle persone che vengono qua. Quale è pietoso perché hanno una malattia, quale per una tragedia in famiglia, quale è pure pietoso per lo spirito, perché e è gente che non crede, disperata! Quindi per me sono tutti pietosi.

P.N. - So che durante la Quaresima lei riceve dei messaggi.

N. - Sì.

P.N. - Quest'anno lei ha già avuto qualche messaggio?

N. -Sì, due.

P.N. - Può dirli?

N. - No, veramente no, io li dico sempre all'ultimo, l'ultimo giorno.

P.N. - Ma sono messaggi di tristezza o sono messaggi di speranza?


 

N. - Messaggi di speranza, veramente, di tristezza perché la Madonna dice sempre che Gesù è triste perché tutto l'intero mondo rinnova la sua crocifissione col peccato. Questo è triste.

P.N. - Mi deve spiegare un'altra cosa. So di tantissima gente ammalata in maniera gravissima, che è venuta qui da lei con delle radiografie che testimoniavano la presenza del male. Gente a cui lei ha fatto probabilmente una carezza, e che è ritornata qui, dopo mesi, senza più la presenza del male. Come spiega questo? Se lei riesce a spiegarlo?

N. - No, non me lo so spiegare; ma non sono io, io prego la Madonna e Gesù! Ma la Madonna fa i miracoli, se fosse per me mira­colavo tutto il mondo, prima per lo spirito e poi per il corpo! Ma sono la Madonna e Gesù che fanno queste cose! Io sono una poveraccia, un verme di terra, non posso fare queste cose, io prego.

P.N. - Io le auguro tantissimi anni ancora di vita, tantissimi...

N. - No, quanto vuole il Signore.

P.N. - Vorrei però capire come vorrebbe essere ricordata da morta.

N. - Da morta? Che sono una poveraccia, che sono un verme di terra.

P.N. - Che ha ricevuto però tanta gente, che ha fatto ...

N. - Che ho ricevuto tanta gente, che ho fatto tanti sacrifici, ecco, solo questo.

P.N. - So che lei è rammaricata per il fatto di non poter più rice­vere la gente che riceveva prima.

N. - Sì, sì, ho fatto pianti io ... Prego la Madonna, vorrei sino all'ultimo giorno ricevere e dare una parola di conforto a chi soffre.

P.N. - Senta, in questa casa lei non ha mai voluto che nessuno lasciasse una sola lira, per cui in questa casa la gente è sempre venuta portando al massimo un fiore. Questo è molto bello, mi pare.

N. - Sì, ma io non voglio. Io ho fatto un voto al Signore, dicendo che io non voglio niente. Io voglio la gioia delle persone, solo questo.

P.N. - Come vive il mondo esterno, la vita degli altri. Voglio dire, lei vede la televisione?

N. - Io veramente la televisione la vedo poco perché mi manca il tempo, non ho il tempo.

P.N. - Voglio dire, da qui come vede questo mondo?

N. - Ma io vedo le amarezze da quello che mi raccontano le per­sone, non e'è bisogno della televisione!

P.N. - Qui viene gente non solo della Calabria, ma da ogni parte d'Italia e forse del mondo?

N. - Sì, pure dall'America, dalla Germania, dalla Svizzera; parecchi!

P.N. - Questo vuoi dire che nell'uomo, poi, alla fine, c'è la neces­sità di credere in qualcosa.

N. - Sì, la necessità e la speranza, giusto!

P.N. - Manca la solidarietà, forse, manca affetto tra gli uomini?

N. - E, sì, manca la carità, e V umiltà pure manca.

P.N. - Secondo lei, si potrebbe migliorare la società in cui viviamo?

N. - Certo.

P.N. - A che condizione?

N. - Io dico che dobbiamo collaborare tutti, cominciando dalle famiglie fino ai governanti.

P.N. - Che hanno grandi responsabilità ...

N. - Perché hanno una grande responsabilità.

P.N. - È vero che con tutti quelli che passano da questa casa lei ha instaurato un rapporto di grande amicizia?

N. - Sì, veramente!

P.N. - Cioè tornare qui significa tornare da un'amica, da una mamma.

N. - Sì, sì, veramente. Io dico loro: Io sono mamma, sorella ed amica, confidatevi. Infatti i giovani si confidano molto, tanti giovani che non si confidano con la mamma e col padre.

P.N. - Perché mi parla sempre dei giovani, e non degli altri?

N. - Gli voglio bene, perché soffrono; io ai giovani voglio bene, soffrono, hanno bisogno.

P.N. - Forse come mamma riesce a capire il dramma dei giovani!

N. - Sì.

P.N. - Vogliamo lanciare un messaggio alla gente per la Pasqua che sta per arrivare?

N. - Questo, le preghiere, che siano umili e caritatevoli, e che pre­ghino di più per i giovani perché gli voglio tanto bene, e sono tanto amareggiata per queste creature, perché vogliono uscire, e non ce la fanno! Aiutateli tutti, mamme che mi ascoltate, ho una pena nel cuore!

* * *

P.N. - Signor Nicolace, mi parli lei di sua moglie!

P. - Io non ho mai capito mia moglie che donna è!

P.N. - Cosa vuoi dire che lei non ha capito mai sua moglie?

P. - Perché, con le sue cose, non è che possa spiegarmela.

P.N. - Come fa a convivere con una donna così? Credo che non sia facile.

P. - Non è facile, è diffidassimo.

P.N. - Tanta gente si presenta in questa casa ...

P. - Tanta gente si presenta qui, veniamo disturbati dalla mattina alla sera, non è che ...

P.N. - È preoccupato per le condizioni di salute di sua moglie?

P. - E sono preoccupato, e come!

P.N. - Ma a tavola parla con sua moglie di tutti questi problemi che poi la gente riversa in questa casa?

P. - E lei parla di tutto, non è che ... ma io una cosa sola so di lei: lei è con me, con noi, in quel momento, ma è forse anche in altre parti.

P.N. - Però lei è contento di questo ruolo importante.

P. - Sono contento, sono le persone che mi disturbano assai. Ognuno vorrebbe la sua comodità. Io non lo posso ...fare, perché io voglio una disciplina, voglio l'ordine.

P.N. - Ma lei ha tentato di organizzare ed ordinare questo flusso di gente, ma credo che non sia una cosa semplice.

P. - Siamo arrivati alle prenotazioni telefoniche, ma adesso il telefono non lo abbiamo più, perché la Sip quando le persone faceva­no questo numero, diceva: per ragioni di traffico chiamate più tardi. Allora Natuzza non era in casa perché era ammalata. E quando la gente me lo ha detto, io ho fatto togliere questo telefono.

P.N. - Lei è diventato l'amico dei giovani drogati che vengono qui!

P. - Di tutti i giovani!

P.N. - Ma soprattutto dei giovani drogati.

P. - Io quando capisco che c'è un giovane fuori che si sente male, io lo faccio passare. Si capisce subito, dal viso!

P.N. - Si capisce subito!

P. - Sì, si capisce subito una persona quando sta male, e quindi io lo faccio sempre passare, non torna mai indietro.

P.N. - Lei cosa faceva, cosa fa nella vita?

P. - Io facevo il falegname, poi ho fatto il carpentiere perché ho dovuto portare la famiglia avanti, i figli.

P.N. - È stata dura o no avere una moglie sempre costretta a dare una risposta a tutta questa gente che viene?

P. - Sono sempre contento io, perché le persone se ne vanno con­tente.

P.N. - Saranno passate da questa casa centinaia di migliaia di per­sone.

P. - Migliaia, migliaia di persone, in cinquant'anni. È da quaran-tasei anni che sono sposato con Natuzza, mi pare.

 

     


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 © 2008 Giuseppe PAGNOTTA

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Ultimo aggiornato del  4 Marzo  2008

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