P.N. -
Lei, in questo periodo, mi diceva, non riceve nessuno.
Perché?
N. -
No, non ricevo perché non vedo l'angelo, non vedo i morti;
quindi
alle persone che hanno bisogno di un consiglio non glielo
posso
dare.
P.N. -
Adesso, ricomincerà a ricevere la gente allora dopo
Pasqua?
N. - Dopo una settimana,
dieci giorni dopo Pasqua, perché sto
male!
P.N. - È vero che questo è un
periodo di dolore per lei, di sofferenza fisica?
N. -
Sì, sì, ho dolore ai piedi, dolori alla testa, dolore alle mani.
P.N. -
Vedo che ci sono già le prime ferite.
N. -
Ecco, incominciano così e poi si riempie tutta la mano, i
piedi.
P.N. - È
vero che lei vede la Madonna anche?
N. -
Sì, sì.
P.N. -
In che figura le appare? Come la vede questa Madonna?
N. - È bellissima! Ha l'età
di quindici, sedici anni, bruna, vestita
di bianco, bellissima!
P.N. -
Ma non vede soltanto la Madonna, lei vede anche altri spiriti.
N. -
Sì, vedo anche Gesù nel periodo della Quaresima, per quattro,
cinque volte alla Quaresima; poi vedo le anime del Purgatorio, le anime del
Paradiso, e mi parlano.
P.N. -
Che cosa le dicono?
N. - Mi danno consigli per i
loro parenti; mi dicono se soffrono, se
hanno bisogno, ecco, questo.
P.N. -
Lei dice di riuscire a mettersi in contatto anche con i defunti,
ma questo come avviene? Attraverso quest'angelo di cui lei parla
sempre?
N. -
Non mettere a contatto le persone, perché non dipende dalla
mia volontà! Sono loro, le
anime, che vengono a me, mi parlano, ma io
non le posso cercare. Vengono da sole, dicono col permesso di Dio!
P.N. - E
come fa a mettersi in contatto con i defunti, a parlare con loro?
N. -
Ma io non faccio niente. Sono loro che si presentano a me e mi chiedono, e
mandano messaggi per i loro parenti.
P.N. -
Senta, lei che ha questa possibilità, straordinaria certamente,
di mettersi in contatto con questo mondo, con l'ai di là, l'ha mai visto l'ai
di là? Voglio dire, lei sa come è fatto, le hanno mai detto
queste ombre, questi spiriti,
come è fatto l'ai di là?
N. -
Loro dicono che sono felici, che sono contenti, e che se non
sono
purificati non possono giungere a Dìo; soffrono la mancanza
che non
vedono il Signore. Me lo dicono loro, ma io non è che sono andata all'altro
mondo per vedere.
P.N. -
Lei riesce ... Qui viene tantissima gente, migliaia di persone, migliaia di
persone ammalate, il più delle volte, che chiedono consigli per le loro
malattie. Che tipo di rapporto ha con queste persone?
N. -
Veramente mi domandano tante cose riguardo la loro salute.
Io, quando sono sicura che
l'angelo custode mi dice: il medico ha indovinato la malattia, io gli dico:
fidatevi alla fiducia del medico (abbiate
fiducia nel medico). Se il medico l'angelo dice che non ha
indovinato la malattìa, io, per non fare
mancanza di carità di dire: il
medico non ha indovinato, dico: andate in un altro posto, e magari l'angelo mi
suggerisce, dice: andate a Milano, andate a Parigi.
P.N. - È
capitato il caso in cui qui da lei si sono presentati degli
ammalati con delle diagnosi che
poi non sono risultate vere?
N. -
Sì, ed io perciò li mando fuori.
P.N. - Ed
è gente che poi ritorna qui da lei per dirle che altrove ha trovato risposta
diversa?
N. -
Sì, sì, parecchi.
P.N. -
Quanta gente passa sotto i suoi occhi, ogni giorno?
N. - E
non lo so!
P.N. - Ne
è passata tanta, però.
N. -
E sì, ai primi tempi ne venivano anche trecento persone al
giorno,
poi io ...
P.N. -
Lei riceve tutta questa gente dal 1937-38, ormai?
N. -
Sì, è dal 1938 che ricevo.
P.N. - Per
ricevere tanta gente, per stare con tutta questa gente
tutto il
giorno bisogna avere grande amore per gli altri.
N. -
Certo, ho tanto amore. Per me partecipano come i figli miei,
tutto il mondo, tutti quelli che
vengono qua. Gli voglio bene! Sono
attaccata a loro. Particolarmente ai giovani.
P.N. -
Ecco, a proposito dei giovani, vorrei che lei mi dicesse una
verità che so non ama raccontare
molto, che cioè la sua casa è diventata
meta di pellegrinaggio di moltissimi giovani, anche drogati.
N. -
Sì, sì, parecchi.
P.N. -
Che rapporto ha con questi giovani?
N. -
Gli voglio bene, gli faccio un mondo di promesse, che soffro per loro, che
offro per loro, purché lascino queste cose.
P.N. - Le
è capitato il caso di qualche ragazzo che è tornato qui da lei...
N. -
Sì, contenti, felici che sono usciti da questo pericolo grande.
P.N. -
Nessuno meglio di lei forse può dirmi come vede il mondo
che ci
sta intorno. È un mondo pieno di sofferenze, mi pare di capire
da
questa sua testimonianza.
N. -
Sì, il mondo è pieno di sofferenze. Queste creature che sono corrotte, da
tutta questa gente che vogliono fare denaro.
P.N. -
La preghiera può bastare, secondo lei?
N. -
No.
P.N. - A
lenire almeno una parte ...
N. -
No, io non dico che solo la preghiera, ma ci vuole anche la collaborazione dei
genitori, dei parenti, degli amici, se no non possono
uscire da soli. Ci sono tanti giovani che vengono qua e piangono,
e
dicono: «Signora, aiutatemi, io voglio uscire e non ce la faccio». Io cerco di
aiutarli, di dare un buon consiglio, una buona parola.
P.N. -
C'è moltissima gente che giurerebbe di averla avuta a casa
sua ospite. Lei in realtà non si
è mai mossa da questa casa fisicamen-te.
N. -
No, spiritualmente! Spiritualmente sì. Tante volte parlo con voi, parlo con
un'altra persona e poi improvvisamente mi trovo in un altro posto, però non
con la mia volontà, spontaneamente. Quelli mi vedono e parlano con me. Tante
volte siamo a tavola, pure i miei figli
si
accorgono, e l'uno con Valtro, per battuta, dicono così: «La
mamma
viaggia», perché si capisce un poco.
P.N. -
Lei ha cinque figli.
N. -
Sì, sì.
P.N. -
Cinque figli, ed anche dieci nipotini.
N. -
Sì.
P.N. -
Che poi ritrova, che rivede tranquillamente.
N. -
$ì, sì.
P.N. -
C'è una cosa che mi ha sempre incuriosito. Mandare avanti
una famiglia come la sua, un
marito e cinque figli. Non ha sacrificato
la famiglia, per ricevere tutta questa gente?
N. -
No, veramente no, ho avuto sempre l'aiuto del Signore. Io
concilio
sempre quello che devo fare per la famiglia e quello che devo fare per la
gente. È il Signore che mi aiuta. Mi alzai sempre presto la mattina, mi
coricai tardi la sera, ed ho fatto tutte le faccende di casa sempre. Non ho
lasciato mai i figli senza mangiare, oppure senza stirare
loro una camicia. Mi alzai sempre presto per fare questo.
P.N. - È
mai venuta qui da lei qualche persona che non ha mai
creduto
per esempio nel Signore ed è venuta da lei probabilmente per
verificare questa presenza straordinaria?
N. -
Sì, tanta gente viene qua che non crede. Però una volta me
lo ha
promesso la Madonna e mi ha detto così: «Esercita la tua
pazienza,
le persone vengono curiose e se ne andranno convenite,
non la
prima volta, non la seconda, ma te lo prometto che la terza
volta si
convenir anno».
P.N. -
Lei si sente una persona straordinaria, oppure no?
N. -
No, no, io veramente ...
P.N. -
Spesso lei ha detto: sono, mi sento un verme di terra.
N. -
No, mi sento un verme di terra! Io sono una poveraccia! Io
sa che
cosa penso? Forse sarà una malattia, con cui si manifesta il
Signore,
attraverso questa malattia, per poter fare del bene all'umanità, alla gente
che soffre. Io non mi sento niente, proprio niente!
P.N. -
Questo è un periodo di Quaresima.
N. - Si.
P.N. - E
vero che le compaiono le stimmate?
N. -
Sì, è vero. Io non dico stimmate, io dico ferite. Non so che
cosa
sono.
P.N. -
Quando le capitò per la prima volta questo fenomeno? Se
lo
ricorda?
N. -
Ero bambina, non ricordo il giorno, ma ero bambina.
P.N. -
Senta, ma si ricorda una storia particolare che è passata da
questa casa e che l'ha colpita
molto. Tutta la gente che passa le racconta
..., la usa come confessionale. Le racconta la propria vita, le racconta
... Ecco, c'è una storia particolare che lei ricorda in modo particolare,
un caso pietoso?
N. - No, veramente per me
tutti pietosi sono i casi delle persone che vengono qua. Quale è pietoso
perché hanno una malattia, quale per una
tragedia in famiglia, quale è pure pietoso per lo spirito, perché e è gente
che non crede, disperata! Quindi per me sono tutti pietosi.
P.N. -
So che durante la Quaresima lei riceve dei messaggi.
N. -
Sì.
P.N. - Quest'anno lei ha già
avuto qualche messaggio?
N.
-Sì, due.
P.N. -
Può dirli?
N. -
No, veramente no, io li dico sempre all'ultimo, l'ultimo giorno.
P.N. -
Ma sono messaggi di tristezza o sono messaggi di speranza?
N. -
Messaggi di speranza, veramente, di tristezza perché la
Madonna
dice sempre che Gesù è triste perché tutto l'intero mondo rinnova la sua
crocifissione col peccato. Questo è triste.
P.N. - Mi
deve spiegare un'altra cosa. So di tantissima gente
ammalata in
maniera gravissima, che è venuta qui da lei con delle
radiografie che testimoniavano la presenza del male. Gente a cui lei ha fatto
probabilmente una carezza, e che è ritornata qui, dopo mesi, senza
più la
presenza del male. Come spiega questo? Se lei riesce a spiegarlo?
N. - No,
non me lo so spiegare; ma non sono io, io prego la
Madonna e
Gesù! Ma la Madonna fa i miracoli, se fosse per me miracolavo tutto il mondo,
prima per lo spirito e poi per il corpo! Ma sono
la Madonna
e Gesù che fanno queste cose! Io sono una poveraccia,
un verme
di terra, non posso fare queste cose, io prego.
P.N. - Io le auguro tantissimi
anni ancora di vita, tantissimi...
N. - No,
quanto vuole il Signore.
P.N. -
Vorrei però capire come vorrebbe essere ricordata da
morta.
N. - Da
morta? Che sono una poveraccia, che sono un verme di
terra.
P.N. - Che
ha ricevuto però tanta gente, che ha fatto ...
N. - Che
ho ricevuto tanta gente, che ho fatto tanti sacrifici, ecco,
solo
questo.
P.N. - So che lei è rammaricata
per il fatto di non poter più ricevere la
gente che riceveva prima.
N. -
Sì, sì, ho fatto pianti io ... Prego la Madonna, vorrei sino all'ultimo giorno
ricevere e dare una parola di conforto a chi soffre.
P.N. - Senta, in questa casa lei
non ha mai voluto che nessuno lasciasse una
sola lira, per cui in questa casa la gente è sempre venuta portando al massimo
un fiore. Questo è molto bello, mi pare.
N. - Sì, ma io non voglio. Io
ho fatto un voto al Signore, dicendo che io
non voglio niente. Io voglio la gioia delle persone, solo questo.
P.N. - Come
vive il mondo esterno, la vita degli altri. Voglio dire,
lei vede
la televisione?
N. - Io
veramente la televisione la vedo poco perché mi manca il
tempo, non
ho il tempo.
P.N. -
Voglio dire, da qui come vede questo mondo?
N. - Ma
io vedo le amarezze da quello che mi raccontano le persone,
non e'è bisogno della televisione!
P.N. - Qui
viene gente non solo della Calabria, ma da ogni parte d'Italia e forse del
mondo?
N. - Sì,
pure dall'America, dalla Germania, dalla Svizzera;
parecchi!
P.N. -
Questo vuoi dire che nell'uomo, poi, alla fine, c'è la necessità
di credere in qualcosa.
N. -
Sì, la necessità e la speranza, giusto!
P.N. -
Manca la solidarietà, forse, manca affetto tra gli uomini?
N. - E,
sì, manca la carità, e V umiltà pure manca.
P.N. -
Secondo lei, si potrebbe migliorare la società in cui viviamo?
N. -
Certo.
P.N. - A
che condizione?
N. - Io
dico che dobbiamo collaborare tutti, cominciando dalle famiglie fino ai
governanti.
P.N. - Che
hanno grandi responsabilità ...
N. -
Perché hanno una grande responsabilità.
P.N. - È
vero che con tutti quelli che passano da questa casa lei ha instaurato un
rapporto di grande amicizia?
N. - Sì,
veramente!
P.N. - Cioè
tornare qui significa tornare da un'amica, da una
mamma.
N. -
Sì, sì, veramente. Io dico loro: Io sono mamma, sorella ed
amica, confidatevi. Infatti i
giovani si confidano molto, tanti giovani
che non si confidano con la mamma e col padre.
P.N. -
Perché mi parla sempre dei giovani, e non degli altri?
N. -
Gli voglio bene, perché soffrono; io ai giovani voglio bene,
soffrono,
hanno bisogno.
P.N. -
Forse come mamma riesce a capire il dramma dei giovani!
N. - Sì.
P.N. - Vogliamo lanciare un
messaggio alla gente per la Pasqua che sta
per arrivare?
N. -
Questo, le preghiere, che siano umili e caritatevoli, e che preghino di più per
i giovani perché gli voglio tanto bene, e sono tanto amareggiata per queste
creature, perché vogliono uscire, e non ce la
fanno!
Aiutateli tutti, mamme che mi ascoltate, ho una pena nel cuore!
* *
*
P.N. -
Signor Nicolace, mi parli lei di sua moglie!
P. - Io
non ho mai capito mia moglie che donna è!
P.N. -
Cosa vuoi dire che lei non ha capito mai sua moglie?
P. -
Perché, con le sue cose, non è che possa spiegarmela.
P.N. - Come
fa a convivere con una donna così? Credo che non
sia facile.
P. - Non è facile, è
diffidassimo.
P.N. -
Tanta gente si presenta in questa casa ...
P. -
Tanta gente si presenta qui, veniamo disturbati dalla mattina
alla sera,
non è che ...
P.N. - È
preoccupato per le condizioni di salute di sua moglie?
P. - E
sono preoccupato, e come!
P.N. - Ma a
tavola parla con sua moglie di tutti questi problemi
che poi la
gente riversa in questa casa?
P. - E
lei parla di tutto, non è che ... ma io una cosa sola so di lei:
lei è con
me, con noi, in quel momento, ma è forse anche in altre parti.
P.N. -
Però lei è contento di questo ruolo importante.
P. - Sono
contento, sono le persone che mi disturbano assai.
Ognuno
vorrebbe la sua comodità. Io non lo posso ...fare, perché io voglio una
disciplina, voglio l'ordine.
P.N. - Ma
lei ha tentato di organizzare ed ordinare questo flusso
di gente,
ma credo che non sia una cosa semplice.
P. -
Siamo arrivati alle prenotazioni telefoniche, ma adesso il
telefono
non lo abbiamo più, perché la Sip quando le persone facevano questo numero,
diceva: per ragioni di traffico chiamate più tardi.
Allora
Natuzza non era in casa perché era ammalata. E quando la
gente me
lo ha detto, io ho fatto togliere questo telefono.
P.N. - Lei è
diventato l'amico dei giovani drogati che vengono
qui!
P. - Di
tutti i giovani!
P.N. - Ma
soprattutto dei giovani drogati.
P. - Io
quando capisco che c'è un giovane fuori che si sente male, io lo faccio passare.
Si capisce subito, dal viso!
P.N. - Si
capisce subito!
P. - Sì,
si capisce subito una persona quando sta male, e quindi io lo faccio sempre
passare, non torna mai indietro.
P.N. - Lei
cosa faceva, cosa fa nella vita?
P. - Io
facevo il falegname, poi ho fatto il carpentiere perché ho dovuto portare la
famiglia avanti, i figli.
P.N. - È
stata dura o no avere una moglie sempre costretta a dare una risposta a tutta
questa gente che viene?
P. -
Sono sempre contento io, perché le persone se ne vanno contente.
P.N. -
Saranno passate da questa casa centinaia di migliaia di persone.
P. -
Migliaia, migliaia di persone, in cinquant'anni. È da quaran-tasei anni che sono
sposato con Natuzza, mi pare.
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