È noto
che Natuzza, non sapendo scrivere, non ha tenuto alcun
diario della sua vita mistica
(sarebbe stato interessantissimo!), né ha
dettato finora scritti particolari, a parte alcune lettere di risposta ed i
messaggi di Gesù e della Madonna.
Assumono
pertanto particolare rilievo, a mio giudizio, i contenuti
delle
interviste concesse da Natuzza; in esse traspaiono la profonda
umiltà,
la schiettezza del carattere, ed altre caratteristiche del suo
animo e
della sua personalità, semplice e complessa nello stesso tempo.
Vengono qui riportati i testi di
cinque interviste rilasciate a due
televisioni locali ed alla terza rete della RAI. Sulla carta stampata non è
possibile, ovviamente, trasferire l'espressività del volto, degli occhi,
dei gesti, e la forza persuasiva
della voce di Natuzza, di grande ricchezza
e suggestione, che sono evidenti nelle riprese filmate.
1)
Intervista di Rino Piccione (2), per Teletirreno (Milazzo), 13-2-88
(2)
II testo qui riportato è in forma ridotta rispetto all'originale.
P. -
Natuzza, quando lei se ne è accorta di avere ... quante volte l'ha
raccontata questa storia! Purtroppo non posso fare a meno di
chiederlo pure io, di avere questo dono di Gesù?
N. -
Io non dico che è un dono, può darsi pure che sia una croce!
Io ero
una bambina all'età di dieci anni.
P. - E
cosa è successo?
N. -
Incominciai prima a vedere S. Francesco di Paola, poi incominciai
a vedere le anime del Purgatorio, le anime del Paradiso,
l'Angelo
Custode.
P. - E
dicevano che era pazza?
N. -
No.
P. - La
mandavano dai medici!
N. -
Sì, sì.
P. -
Racconti questa storia.
N. -
Questa storia è così: dicevano tutti che era un fatto isterico, che dopo il
matrimonio tutto passava. Invece il matrimonio è venuto.
Sono nati
cinque figli.
P. - E un'altra cosa. Lei che
scuola ha, Natuzza?
N. -
No, niente, non sono andata mai a scuola.
P. - E
tutte le migliaia di lettere che lei riceve? Chi gliele legge?
N. - Veramente ai primi tempi
sì, ma adesso non le legge nessuno,
perché ...
P. - E
chi gliele leggeva ai primi tempi?
N. -
Le leggeva qualcuno che capitava, così.
P. - E
lei non le leggeva mai?
N. -
E non so leggere!
P. - E
come fa a telefonare, Natuzza?
N. -
Come a telefonare?
P. - Lei
ha cinque figli. Ama i suoi figli?
N. -
Sì, ma io non telefono perché non conosco i numeri, ma
qualcuno
che è presente mi aiuta, o mio marito mi fa il numero, oppure
qualcuno.
P. - E
come fa lei, per esempio ... A me risulta che nel periodo di
Quaresima, sul suo costato,
sulle ginocchia in cui compare la testa di
Gesù Cristo, sulle sue mani la croce, appoggiando un fazzoletto si formano
delle scritte. Come ci possono essere delle scritte, se lei non
conosce l'italiano. Come ci possono essere
le scritte? Come se lo spiega?
N. -
Ah, io non me lo spiego per niente. Non lo posso spiegare.
Ma anche se lo poggia un altra persona esce lo stesso lo scritto. Io
non so.
P. -
Perciò se io poggio sulla ferita un fazzoletto, esce scritto?
N. -
Sì. Può pure testimoniare la signorina (qui vicino) che è
stata
tante volte presente.
P. - E
come spiega questo fatto?
N. -
Io non lo spiego. Io dico: può darsi che sia anche una malattia
e col tempo si potrà spiegare.
P. - E
come spiega che da quella parte c'è un medico con un
ammalato, che è venuto qua, un
valoroso medico, a portarle l'ammalato.
Perché l'ha fatto?
N. -
Per dare un consiglio, tramite l'angelo custode.
P. - Ma
io non ho capito cosa è questo angelo custode, che da il
consiglio a lei; lo facciamo capire ai telespettatori?
N. - Ognuno di noi abbiamo un
angelo custode vicino. Se Dio permette,
risponde, e da il consiglio alla persona presente.
P. - E io
non riesco a vederlo accanto alla signorina l'angelo
custode.
Come mai lei, invece, lo vede?
N. - E non lo so. Perciò
dico, può darsi che sia una malattia.
P. - Ed io ce l'ho l'angelo
custode accanto?
N. -
Sì, certo.
P. - Che
sta parlando, dove?
N. -
Alla destra.
P. -
Alla destra, da questa parte.
N. -
Sì)
P. - C'è
l'angelo custode? E un segreto? Cosa sta dicendo? Che è una scocciatura questo
Rino Piccione?
N. -
No, non dice che è una scocciatura.
P. - Che
è cattivo?
N. -
Dice: mettiti sulla buona strada, ama il Signore, ama il tuo prossimo, prega.
Questo dice l'angelo custode.
P. - Ma
io non lo sento!
N. -
E va bene, non lo so perché non lo sente lei!
P. - Ma
io sono cattolico, Natuzza, lei lo sa.
N. -
E siamo cattolici!
P. -
Forse non prego sufficientemente.
N. -
Prega poco.
P. -
Forse pregherò poco, ma io sono cattolico.
N. -
Cattolici possiamo essere tutti a modo nostro.
P. -
Un'altra cosa ancora, Natuzza. Ora, nel periodo di Quaresima,
lei
soffre tanto?
N. -
Sì.
P. - Ma
da sempre?
N. -
Da sempre.
P. - E
con rassegnazione lei ha queste sofferenze?
N. -
Certo! Dico: ognuno ha la sua croce. Questa è la mia!
P. - Amici telespettatori, a
Natuzza è morto un fratello, mi pare;
tempo addietro, qualche anno fa, ha avuto una figlia operata; anche lei
ha i suoi guai! Ma ha una parola buona per tutti, come mai?
N. -
Certo!
P. - Come mai, lei guai suoi ne
ha avuti tanti, ed io lo so, ma lei mai
si perde di coraggio?
N. -
No, e perché mi dovrei perdere di coraggio?
P. - Suo
fratello che è morto era giovane?
N. -
Sì, era giovane! È venuta l'ora! L'ha voluto il Signore.
Ognuno l'ora l'abbiamo
stabilita, quando vuole Lui.
P. - Me lo
racconta l'episodio quando lei lavorava presso un
avvocato?
N. -
Quale episodio?
P. - Quando lei ha visto
presenti in una stanza delle persone (3), ma non c'era nessuno.
[(3) Vedi «I fenomeni paranormali di Natuzza Evolo», di Francesco
Mesiano, Ed.
Mediterranee (1974), pag. 14.]
N. -
Come non e' era nessuno? Io ho visto tre persone. È quella fu la prima volta.
P. - Ma
l'avvocato le tre persone non le ha viste!
N. -
No, non c'era l'avvocato. Io ho detto alle tre persone:
«Venite,
perché avete sbagliato porta. Vi porto nello studio. Qua è la camera da
letto!»
P. - E
chi erano quelle tre persone?
N. -
Tre persone dell'aldilà, che erano morte, 50, 70, 80 anni fa,
non lo
so.
P. - E
quando l'avete raccontato all'avvocato, l'ha creduta?
N. - E
non lo so se ci ha creduto o no! Io non è che leggo nel
cuore e
nella mente delle persone.
P. - Lei ho saputo che ha, come
ha voluto la Madonna, glielo ha suggerito
da molti anni la Madonna ..., oggi è il momento, di fare una Fondazione. Che
cosa è questa Fondazione?
N. - No, cosa è la
Fondazione, io non lo so. Adesso vi spiego. Io
cinquanta anni fa, quando ho visto la
Madonna, avevo una casa piccola,
brutta; ho detto: «O Vergine Santa, mi dispiace che vi ricevo
qua!» La Madonna mi ha risposto ...
P. -
Brutta come? Era in terra battuta, mi pare.
N. -
Sopra era di canne e sotto era di terra, non c'erano mattonelle,
non c'era niente. Le ho detto: «Vi ricevo in questa casa brutta, mi dispiace».
Mi sono messa a piangere, io. Lei ha detto: «Non ti preoccupare,
ci sarà una nuova casa che si chiamerà Cuore Immacolato di
Maria, Rifugio delle anime».
Allora fu tanto tempo fa. Ogni volta che la vedevo, io le domandavo: «Madonna
mia, e quando sarà questa casa?» «Ancora
non è giunta l'ora!» Quando l'ho vista due anni fa, mi ha detto:
«Adesso è l'ora che devi parlare». Allora l'ho detto ad
alcuni amici e si sono interessati loro a
fare questa Fondazione.
P. - Precisiamo che non è una
casa per Natuzza, perché Natuzza non ha voluto mai soldi, non vuole soldi,
caccia chi porta qualcosa, è di una bontà
indescrivibile. Non è una casa per stare lei, è una casa
per la Madonna.
N. -
Ma neanche, questa è casa mia!
P. -
Questa è in affitto?
N. - No, neanche in affitto,
no. Me la ha data un signore, che mi
ha detto: «Finché vivi, resti qua». Non è
in affitto.
P - E quella accanto?
N. -
Quella accanto è mia. Sono due camerette.
P. -
Natuzza è vissuta in povertà. Non è di quelli che si sono
arricchiti.
N. -
Ma a che servono le ricchezze?
P. - A
proposito, parliamo delle ricchezze. Giovano le ricchezze? Io sostengo che il
denaro è un mezzo, non giova quasi a niente.
N. - A niente.
P. - Non
da la felicità. Lei è d'accordo con me?
N. -
Sì, sì, non la da.
P - Quali sono secondo lei i
valori che danno la felicità?
N. - /
valori che danno la felicità sono la preghiera, la serenità in
famiglia, avere figli sani, saperli educare, avere la salute, questo.
P. - Cosa
pensa Natuzza di quel bambino di Belpasso in Sicilia
che vede
la Madonna?
N. -
No, io veramente su questo non mi pronuncio.
P. - Ma
ne ha sentito parlare?
N. -
No, questa è la prima volta.
P. - C'è
un ragazzo di 15-16 anni, che ogni primo del mese vede
la Madonna. Di fatto abbiamo che
ogni primo di mese ci sono 30-40
ricoverati nella clinica oculistica e si dice che qualcuno ha perso la
vista. Lei non si pronuncia?
N. -
No, io non mi pronuncio, perché non ne ho sentito mai parlare
e non mi posso nemmeno pronunciare.
P. - Ma
qui di gente ne viene molta?
N. -
Sì, tanta.
P. - Ma
quanti sono?
N. - Adesso cento,
centoventi, centotrenta al giorno, però li ricevo
per quattro giorni, perché gli altri giorni mi riposo. Il venerdì non vedo
niente. La Quaresima non vedo niente e non posso dire niente.
P. - E per
quali episodi si sono rivolti a lei in questi
cinquant'anni?
N. -
Per tutto.
P. -
Quante ne ha sentite, Natuzza!
N. - E
sì, e io dico una parola buona come mi ispira l'angelo
custode,
come mi ispira qualche anima del Purgatorio.
P. - Ma dei suoi figli, qualcuno
ce l'ha questa dote?
N. -
No, no, nessuno.
P. - E
suo figlio, che è medico, ed è un valente medico, che esercita la professione
a Catanzaro, come spiega questo fenomeno?
N. -
No, lui non parla, nessuno parla dei figli miei, perché si
sono
cresciuti in questo ambiente.
P. -
Natuzza è la mamma!
N. - È
la mamma, non è che sono una mamma misteriosa, per
loro. Io
sono una mamma come tutte le altre mamme. Infatti io faccio tutto in casa.
Trovo il tempo per fare tutto.
P. - E
non si stanca?
N. -
No.
P. - Ma
come fa ad avere una parola buona per tutti? Non è mai nervosa Natuzza, mai
una parola scontrosa. Come mai?
N. -
E non lo so neppure io.
P. - E
secondo lei questa casa della Madonna quando sarà pronta?
L'angelo non glielo ha detto?
N. -
No, quando manda la Provvidenza la Madonna. Se non c'è
Provvidenza, ci vuole del tempo.
P. - E scusi, Natuzza, di lei si
è interessato il Vaticano, il vescovo?
Negli anni, è stata oggetto ... Ci sono dichiarazioni: «Natuzza è una
donna onesta», io ho letto, «non fa a scopo speculativo, lo fa per
bene ...».
Cosa può dire lei? Ne ha avute
di queste visite nel passato, del
Vaticano, del vescovo?
N. -
Io visite ne ho tutti i giorni. Ma io non chiedo mai da dove venite, chi siete
e che volete!
P. - Natuzza, quando lei si è
sposata, suo marito sapeva dei suoi
fenomeni?
N. -
Sì.
P. - E
non ha avuto paura?
N. - E
quale paura?
P. -
Poteva pensare: chissà se col matrimonio non finivano queste
cose!
N. - Ma! Non lo so. Se aveva
paura non si sposava.
P. - So
che vi amate e siete felici tutti e due.
N. -
Sì.
P. -
Avete una bella famiglia.
N. -
Sì, io gli voglio bene. Io sono innamorata di mio marito,
veramente.
P. - E
quanti nipoti ha, Natuzza?
N. -
Dieci.
P. -
Dieci. È una bella soddisfazione essere nonna.
N. -
Sì! Sono contenta.
P. - Un
desiderio che ha, Natuzza, qual è, oltre che vedere pronta la Casa della
Madonna?
N. -
Di amare sempre il Signore ed avere l' intelligenza per dare
tutto
quello che sento io del Signore. Tutta la gioia che io sento
nell'amare il Signore la vorrei trasmettere a tutto il mondo, e pregare molto,
molto, e fare sacrifici e penitenze per tutti questi poveri figli
drogati,
per tutti questi poveri disgraziati che sono nella malavita,
per tutti questi, e aiutarli.
P. -
Natuzza, l'altra volta ho intervistato un prete, che mi diceva:
«È vero
che oggi si fa più bene, ma si prega di meno». Lei è d'accordo?
N. -
Sì, sono d'accordo.
P. - Che
si prega di meno e che si fa più bene. Bisogna pregare di
più?
N. -
Sì, bisogna pregare di più.
P. - E di
queste madri, genitori con figli drogati, ne sono venuti
qua a
volte?
N. -
Sì, sì.
P. - Ma
miracoli ne ha ottenuti, Natuzza, lei, pregando il Signore?
N. -
Io non lo so, non è che io faccio i miracoli, io sono un verme di terra, i
miracoli li fa la Madonna.
P. - E
ne ha visti lei, attraverso la Madonna?
N. -
Io prego e poi vengono persone che dicono: «La Madonna
mi ha
fatto il miracolo». Io sono contenta, provo gioia, soddisfazione, quando sento
che qualcuno è guarito. Ma non per me, io la preghiera
gli
faccio, poi è la Madonna quella che fa i miracoli, e Gesù.
P. - E
drogati guariti, disintossicati, ce ne sono? Sono venuti a
dire: «Io avevo un tumore, ora
non ce l'ho più?».
N. -
Sì, sì, sono venuti.
P. - Lei
il giorno riceve le persone. Fa da mangiare. Prepara, pulisce
la casa, accudisce alla sua famiglia. La notte prega. Quando riposa?
N. -
Non è vero che la notte prego. Io offro la giornata e per me
la
giornata è preghiera. Io prego pochissimo. Non prego molto.
P. - Ho
capito.
N. -
La giornata è preghiera.
P. - Io ringrazio Natuzza della
sua gentilezza, e cosa dire, chi è
Natuzza? Natuzza è ...
N. -
Un verme di terra!
P. - Che
cosa è?
N. -
Un verme di terra. Uno strumento cieco nelle mani del
Signore,
che mi ha mandato questa croce per servire i fratelli e le
sorelle,
per dare una parola di conforto. Questa è Natuzza, e niente
altro!
P. - Ed io cosa posso aggiungere
a queste parole di questa santa donna,
umile e modesta.
N. -
No, non sono una santa, non sono una santa.
P. -
Modesta, umile.
N. - Sono un verme, non sono
una santa. I santi sono in Paradiso.
P. - Ma io
ho tentato un'altra volta di farla arrabbiare, ma non ci
riesco
mai. Come mai, Natuzza?
N. - Non
è vero che mi fate arrabbiare. A me nessuno mi fa
arrabbiare.
P. -
Neppure io?
N. - No. Mi vogliono bene
tutti. Ed io voglio bene a tutti. Come figli spirituali. Per me siete tutti
figli spirituali.
P. - Lei lo
ha conosciuto Padre Pio?
N. - Sì.
P. - Cosa
ci può dire di Padre Pio?
N. -
Che era un'anima santa.
P. - In
quale anno lo ha conosciuto?
N. -
Non ricordo l'anno.
P. - È
andata a S. Giovanni Rotondo?
N. -
Sì, una sola volta, quando viveva lui.
P. - E lo
sapeva che lei aveva queste ...
N. -
Sì, sì.
P. - E
cosa le ha detto Padre Pio?
N. - Mi
ha detto: «Esercita la tua pazienza e stai tranquilla».
P. -
Natuzza, dica un'ultima parola ai telespettatori.
N. - E
come devo dire? Pregate, siate buoni, umili e caritatevoli,
questo
vuole il Signore, perché la carità non si fa di danaro, ma si fa dando una buona
parola a chi soffre.
P - E
buone azioni!
N. - E
buone azioni, certo! Perché l'azione senza preghiera non
ha valore,
come la preghiera senza azione; se uno prega dalla mattina
alla sera e poi non fa un'opera di bene, non vale la preghiera,
quindi ci
vuole l'una unita all' altra.
[fonte "NATUZZA" di Valerio Marinelli EDIZIONI MAPOGRAF di Vibo Valentia
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