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Materiale RIPRODOTTO INTEGRALMENTE PER FINI DI STUDIO  dal Sito Web http://digilander.libero.it/CalabryaMistery/nuova_pagina_2.htm .

 

 L’abate Gioacchino Da Fiore

Celico (Cosenza)

 L’abate Gioacchino Da Fiore (in una stampa del 1612)

La fama di santità e di profetismo dell’abate Gioacchino trova testimonianza negli scritti e nell’arte figurativa tramandata negli anni.Gioacchino da Fiore nacque a Celico, una piccola località silana, tra il 1100 e il 1130 quando si costituiva il Regno Normanno, di cui egli visse tutte le vicessitudini fino al suo tramonto e all’affermazione degli Svevi con Enrico VI e l’imperatrice Costanza. La sua formazione fu prettamente latina, lontana, dunque, dai monaci greci che in quel periodo avevano una posizione predominante nella Calabria meridionale.Da fonti scritte, appare fondata l’affermazione che egli da giovane vestì l’abito monastico, forse meglio eremitico, e che sotto queste vesti, verso il 1148, intraprese un lungo viaggio in Oriente visitando Costantinopoli, la Siria e la palestina dove raccolse ampio materiale per la sua formazione ascetica e scritturistica. La leggenda aggiunge che egli salì il Monte Tabor – il monte della Trasfigurazione – e vi passò un’intera quaresima in una grotta in completo digiuno, ricevendovi una rivelazione del Signore, o meglio, favorito da quel “dono dell’intelligenza” attraverso il quale l’uomo riesce a decifrare il messaggio divino della storia.Verso il 1152-53 Gioacchino entrò nel monastero di Santa Maria della Sambucina, in territorio di Luzzi, che in quel periodo dai Benedettini passava ai Cistercensi, e dopo circa un anno cominciò a predicare la parola di Dio con quel fervore mistico che sarà la sua caratteristica. Si recò, quindi, a Bucita e poi a Corazzo, dove venne ordinato sacerdote dall’abate Colombano. Intorno il 1182 si recò a Casamari e qui mise mano alla composizione delle sue tre opere principali: Concordia del Nuovo e dell’Antico Testamento, Commento all’Apocalisse, Salterio dalle dieci corde. Gioacchino era dedito alle Scritture. In particolare, dirigeva le attività amanuense, di trascrizione dei manoscritti, e davanti al Papa Lucio III e al suo Concistoro era solito esporre le Scritture e fornire interpretazioni bibliche originali. La sua originalità esegetica gli fece conquistare la stima del Papa, il quale, derogando alla Regola cistercense, gli concesse di mettere per iscritto le sue idee: cosa che egli cominciò a fare a Casamari. Al suo ritorno in Calabria, egli riscontrò una certa ostilità nell’ambiente monastico che lo accusava di perdersi dietro vane gealogie mistico-allegoriche e in false profezie. Le voci calunniose arrivarono fino alla Sanata Sede, ma il Papa Urbano III mantenne la stessa linea di benevolenza del suo predecessore e gli rinnovò l’autorizzazione a scrivere, rimandandolo in Calabria con parole di incoraggiamento. E così anche Clemente III, successore di Urbano, il quale lo esortò a portare a termine le sue opere esegetiche. Successivamente, Gioacchino  maturò l’idea della Congregazione Florense, che poi realizzò con la fondazione del Protocenobio di Fiore i cui resti sono appena visibili in località Fiore Vetere  (il protocenobio, distrutto da un incendio nel 1214, fu ricostruito più a valle, in una località poi detta Fiore Nuovo, dove tuttora esiste, restaurato, l’Archicenobio dell’ordine florense). Nel 1200 egli scrisse il suo testamento con l’elenco delle sue opere, da sottomettere al giudizio della Santa Sede. Nel 1201 si recò a Fiumefreddo per ricevere da Simone di Mamistra la donazione del diruto monastero basiliano di Fonte Laurato, che divenne, per importanza, il secondo monastero florense. Nel 1202 si recò a Canale dove era in costruzione il monastero di San Martino di Giove, che è l’ultima delle sue fondazioni. Qui morì il 30 marzo del 1202 e fu sepolto nella chiesa abbaziale da dove nel 1226 fu trasferito solennemente al protocenobio di san Giovanni in Fiore.

Fama di santità. Gioacchino da Fiore incarna in pieno il temperamento bruzio, forte ed elastico, a volte duro, ma sempre sincero ed affettuoso. Con San Francesco d’Assisi ha molti punti in comune: spirito di penitenza, fortezza di carattere, amore alla solitudine, dono della profezia, distacco completo dalle cose del mondo, opposizione ai potenti della terra e oprressori dei popoli. Era molto attaccato allo spirito di Santità, come ricorda il biografo Luca Campano, suo discepolo, il quale, quando lo conobbe si meravigliò che un uomo di tanta fama indossasse vesti vecchie e consumate. Lo stesso biografo, inoltre,  narra di come Gioacchino mantenne sempre un contegno forte e dignitoso verso i potenti: a Riccardo Cuor di Leone disse francamente che la sua crociata non sarebbe approdata a nulla. Secondo Gioacchino, infatti, poiché nel disegno di Dio tutti i popoli sono destinati alla conversione (anche gli ebrei e i musulmani) non sono leciti il disprezzo, la persecuzione e la violenza a motivo della religione: “Riponi - ammonisce Gioacchino - la tua spada nel fodero. Infatti non si deve combattere così per la Verità, bensì maggiormente con la preghiera e il digiuno”. All’imperatrice Costanza, che voleva confessarsi da lui, disse risolutamente: “Poiché io in questo momento occupo il posto di Cristo e tu quello di Maria Maddalena penitente, scendi dal tuo trono e siedi sulla terra, altrimenti io non ascolterò la tua confessione”. Alla fama di santità si accompagna quella dei miracoli. Il biografo Luca afferma di averlo visto davanti al Crocifisso, con le braccia aperte a forma di croce e col volto illuminato, come se parlasse con Lui. Dopo la morte i miracoli si moltiplicarono e a San Giovanni in Fiore si conservavano le relazioni di molti prodigi.

Il Profetismo. L’indicazione del giubileo come l’anno “in quo omnis poenitens egreditur liber” si deve proprio a Gioacchino da Fiore, attento esegeta biblico e finissimo comparatore delle Sacre Scritture. Studiosi e critici di tutto il mondo, infatti, sono concordi nel riconoscere l’influsso gioachimita alle origini del primo Giubileo del 1300, quando Bonifacio VIII sanzionò con Bolla del 22 febbraio 1300 il Giubileo dei Cristiani. Tanto in vita che in morte l’abate Gioacchino ha goduto di fama incontrastata di profeta. In un’antifona dei vespri viene ricordato “spiritu dotatus prophetico”, che Dante traduce alla lettera quando nel Canto XII del Paradiso a San Bonaventura fa proclamare “…e lucemi da lato/ il calavrese Gioacchino/ di spirito profetico dotato”.  Gioacchino fu autore di studi sulla Bibbia, e specialmente sull’Apocalisse, dai quali trasse argomento per profetare il prossimo avvento di un’età di rigenerazione morale per la Chiesa e per l’umanità. Profezie che alla Chiesa non piacevano. Le sue tesi di dottrina trinitaria contrapposte a quelle del teologo parigino  Pietro Lombardo furono rigettate dal concilio lateranense del 1215. Questo non significò un giudizio di eresia nei suoi confronti e nei confronti del suo ordine. Anzi, il Papa Onorio Terzo, con due bolle, una del 1916  e l'altra del 1220, proclamò in modo ufficiale l'ortodossia di Gioacchino da Fiore e la sua fedeltà.  Dante lo colloca tra i sapienti nel cielo del Sole. infatti, le opere dell’abate calabrese facevano parte del patrimonio culturale di tutti gli uomini appena dotti del Medioevo.

La Visione Apocalittica. Per l’Abate Calabrese, il quale condivideva la visione apocalittica degli autori del suo tempo, il controllo di Dio sulla Storia è totale e completamente predeterminato. Secondo questa concezione, la storia non è una successione casuale di eventi, bensì la rappresentazione del conflitto tra bene e male, che porta a una conclusione definitiva: una fine che non è il frutto del processo storico abbandonato a se stesso, ma è legata alla natura predeterminata del piano divino. Il messaggio profetico delle sue opere è come un invito alla speranza in un futuro migliore. Egli, infatti, rivisitando la storia, ne rivela la sua progressiva evoluzione spirituale, pur fra lotte e prove dolorose, verso l’edificazione di una società in cui si vive e ci si organizza in spirito di Verità, secondo i valori della vera pace e della giustizia, della piena libertà e della fraterna solidarietà. Ecco dunque spiegata l’attualità del messaggio di Gioacchino il quale attraverso le sue opere ripropone le ragioni di una nuova speranza, offrendo risposte al profondo bisogno dell’anima contemporanea di comprendere i “segni dei tempi”.

L'iconografia Gioachimita. L’opera di Gioacchino è un universo di simboli, letterari e pittorici, dai quali traspaiono i momenti cruciali dell’avventura spirituale dell’umanità. Spesso più che rappresentazione esplicativa di un pensiero già definito e concluso, le figure costituiscono una specie di laboratorio della ricerca concettuale, dove la conoscenza si organizza e si approfondisce in una molteplicità di nessi e di richiami. La simbologia e la tensione profetica di Gioacchino da Fiore, modulate e diffuse attraverso il particolare gioachinismo dei Francescani Spirituali,  hanno improntato la Divina Commedia, in cui gli apporti gioachimiti vanno ben al di là della famosa citazione “…e lucemi dà lato/ il calavrese abate Gioacchino/ di spirito profetico dotato”. Alcuni esempi si trovano nella figura del veltro liberatore e innovatore della Chiesa e della società cristiana (Inferno I); nell’immagine dell’aquila ingigliata (Paradiso XVIII – XIX – XX); nei Cerchi trinitari ( Paradiso XXXIII); nell’ordinamento del Paradiso dantesco e nella visione della candida Rosa in cui si riflettono puntualmente la simmetria e la gerarchia del Salterio Decacorde del Libro delle Figure ( Paradiso XXXI). Il Libro delle Figure a cura del Prof. Salvatore Oliveti.  È la più bella ed importante opera di teologia figurale e simbolica del Medio Evo. Le figure, concepite e disegnate da Gioacchino da Fiore in tempi diversi, vennero radunate nel Liber Figurarum nel periodo immediatamente successivo alla sua morte, avvenuta nel 1202. In esse è perfettamente illustrato il complesso ed originale pensiero profetico dell’abate florense, basato sulla teologia trinitaria della storia e sulla esegesi concordistica della Bibbia. Le riproduzioni sono tratte dal codice di Reggio Emilia, prodotto in uno Scriptorium Calabrese, probabilmente quello dell’Abbazia di San Giovanni in Fiore, nella prima metà del XIII secolo.

  Tavola II - L'Albero dell'Umanità Tavola II - L'Albero dell'Umanità. Rappresenta, dal basso in alto, i protagonisti e le istituzioni della storia della salvezza. Da Adamo sino a Gesù Cristo si svolge il Tempo dell'Antico Testamento. che coincide con 1' Età del Padre. Dalla prima venuta di Gesù Cristo sino alla fine della storia si svolge il Tempo del Nuovo Testamento, che è composto dall'Età del Figlio e dall'Età finale dello Spirito Santo. La figura di Cristo domina sia al centro dell'albero della storia, luogo del primo avvento (Incarnazione-Morte-Resurrezione), in cui opera la Redenzione, sia in alto, al culmine di esso, luogo del secondo avvento (Resurrezione dei Morti e Giudizio Universale) nella maestà del giudizio e nella gloria dell'eternità. Si noti il complesso e simmetrico concordismo storico-biblico dei rami che rappresentano in basso le 12 tribù di Israele, innestate sulla figura del Patriarca Giacobbe (10) e del profeta Ozia (2) e in alto le 12 chiese cristiane. innestate sulla figura di Gesù Cristo.

 

Tavola V - Aquila Tavola V – Aquila. Le ali della prima Aquila simboleggiano le dodici tribù di Israele divise in due gruppi: cinque a sinistra, quelle entrate per prime nella Terra Promessa. e sette a destra.

Tavola VI - Aquila Tavola VI – Aquila. Le dodici tribù. rappresentate nelle ali della prima aquila (tavola V), concordano con le dodici Chiese Cristiane simboleggiate nelle ali della. seconda Aquila (tavola VI): a destra sono poste le cinque Chiese di Pietro, il quale è figura di Cristo e rappresenta l'Età del Figlio, a sinistra sono poste le sette Chiese di Giovanni, il quale è figura dello Spirito Santo e rappresenta l'Età dello Spirito.

Tavola XI - Cerchi Trinitari Tavola XI - Cerchi Trinitari. Sullo sfondo dei Tempi dell'Antico e del Nuovo Testamento - vale a dire sull' intero corso della storia della salvezza - domina la Trinità. paradigma trascendente e centro di convergenza di tutta la Storia umana divisa in tre "Età" o "Stati", segnati dalle didascalie inferiori della figura:
Primo stato: l'Età del Padre

Secondo stato: l'Età del Figlio

Terzo stato: l'Età dello Spirito Santo  La Trinità della Persona è suggerita dalla distinzione dei Cerchi

Verde: il Padre, creatore della natura

Azzurro: il Figlio, disceso dal Cielo

Rosso: lo Spirito Santo, che è Amore.

L'Unità della Sostanza Divina è indicata dal "cuore" ovale dell'immagine, che è comune ai tre cerchi.
Le relazioni tra le persone divine sono delineate sia dal particolare dinamismo della intersecazione delle circonferenze, sia dalla successione delle lettere all' interno del nome Divino.

Il tetragramma IEUE:

 I (Padre) - E (Spirito Santo) - U (Figlio) - E (Spirito Santo. Lo Spirito Santo procede sia dal Padre (IE) che dal Figlio (CE)
 

Il segno grafico della maiuscola Alfa, in alto a sinistra, dimostra come DUE, il Figlio e lo Spirito procedono da UNO, il Padre.

L'Omega. in basso a sinistra, dimostra come UNO, lo Spirito, rappresentato dall'asta centrale, procede da DUE, i1 Padre ed il Figlio 

Da questi cerchi trinitari Dante trasse la sua raffigurazione della Trinità nella celebre immagine del Canto XXXIII del Paradiso.

Tavola XII - Progetto del Nuovo Ordine Monastico Tavola XII - Progetto del Nuovo Ordine Monastico La pianta rappresenta 1'organizzazione di una comunità monastica perfetta secondo gli ideali gioachimiti con riferimenti simbolici ad animali e membra del corpo umano. Al centro della "testa", in corrispondenza col "naso", domina l'oratorio della Colomba, simbolo dello Spirito Santo, sede del padre spirituale. Attorniano la Colomba quattro oratori, che sono designati con i nomi dei quattro animali apocalittici e corrispondono a diverse tipologie di vita monastica.Più giù è l'oratorio dei sacerdoti e dei chierici che hanno scelto di vivere in comunità. Alla base è l'oratorio dei laici coniugati i quali vivono in case proprie e sono guidati e assistiti da un loro maestro. Il progetto di questo nuovo ordine monastico, sarà compiutamente realizzato nell'Età dello Spirito Santo.

Tavola XIII - Il Salterio delle dieci corde Tavola XIII - Il Salterio delle dieci corde. Il Salterio. Strumento musicale ebraico, e per Gioacchino un illuminante simbolo della Divinità. In esso si combinano la triangolarità dei vertici, che raffigurano la Trinità delle Persone e la rotondità dell'apertura centrale, che raffigura 1' Unità della Sostanza Divina. Le corde della cetra sono tenute, sul lato sinistro, dai nove cori angelici ai quali si aggiunge, in posizione superiore, l'Uomo, a cui 1' incarnazione del Figlio ha dato una dignità superiore a quella degli Angeli. D'altra parte i capicorda sono rappresentati dai sette doni dello Spirito Santo e dalle tre Virtù teologali. Domina su questo lato la Virtù della Carità. Una verde corona di petali è disposta, come in un fiore, intorno all'apertura centrale della cassa armonica, a rappresentare 1' intera Chiesa contemplante e adorante unita nel canto di lode. Dante nel Paradiso riprende questa figura raccogliendo intorno alla Trinità tutti i cori angelici e l'intera Chiesa trionfante, quella dell'Antico e quella del Nuovo Testamento: "In,forma dunque di candida rosa mi si mostrava la milizia santa che nel suo sangue Cristo fece sposa".  (Paradiso XXXI)

Tavola XIV - Drago grande e rosso Tavola XIV - Drago grande e rosso. Il Drago apocalittico simboleggia i sei re persecutori della Chiesa da Erode a Saladino. La settima testa, priva di nome, è quella di un re persecutore, detto Anticristo, che Gioacchino ritiene imminente, contro cui la Chiesa dovrà combattere e soffrire, sia pure per breve tempo, nel travaglio che precede l'inizio ormai prossimo dell'Età dello Spirito Santo. Nel giro di coda finale è designato l'ultimo satanico persecutore, Gog, il secondo Anticristo, che si scatenerà e sarà sconfitto alla fine della Terza Età. Subito dopo, con la Resurrezione dei morti e il Giudizio Universale, si concluderà la storia e si apriranno le porte della Gerusalemme eterna.  

 

Erode

1° persecuzione: dei Giudei

-  tempo degli Apostoli

 

Nerone

2° persecuzione: dei Pagani

-  tempo dei Martiri

 

Costanzo

3° persecuzione: degli Eretici

-  tempo dei Dottori

 

Maometto

4° persecuzione: dei Saraceni

-  tempo delle Vergini

 

Mesemoto*

5° persecuzione: dei figli di Babilonia

-  tempo dei Conventuali

 

Saladino

6° persecuzione: in atto

-  tempo degli uomini Spirituali

 

Anticristo

7° persecuzione: imminente

-  tempo degli uomini Spirituali

 

Gog

persecuzione finale del secondo Anticristo

-  Fine dei Tempi e Giudizio
   Universale

*Re della Nuova Babilonia (Enrico IV)

Tavola XV - Il Cocchio Divino di Ezechiele: La Ruota nella ruota Tavola XV - Il Cocchio Divino di Ezechiele: La Ruota nella ruota. Rappresenta in forma stilizzata il misterioso cocchio che, nella visione di Ezechiele, trasporta il trono divino. I quattro Cherubini, che affiancano e guidano le quattro ruote, qui designati con i nomi dei quattro esseri viventi dell'Apocalisse giovannea, assumono un illuminante e complesso significatosimbolico:

 

 

Uomo:

Umiltà - Incarnazione e Nascita di Cristo - Ordine dei dottori - Intelligenza morale delle scritture.

 

Vitello:

Pazienza - Passione e morte di Cristo - Ordine dei Martiri - Intelligenza storica delle scritture.

 

Leone:

Fede - Resurrezione di Gesù - Ordine dei Padri - Intelligenza tipica delle scritture.

 

Aquila:

Speranza - Ascensione in Cielo di Gesù - Ordine dei contemplativi - Intelligenza contemplativa e anagogica delle scritture.

Le quattro ruote sono intersecate dalle circonferenze di due ruote più grandi e concentriche al cui centro domina la Carità. Nello spazio circoscritto tra queste due grandi ruote centrali si svolgono raffronti allegorici e concordistici tra Gerusalemme, figura di salvezza e di liberazione, e Babilonia, figura di perdizione e di schiavitù:

Gerusalemme: città celeste
Babilonia: caos infernale

 

 

 

 Gerusalemme:

 Chiesa Romana 

 Babilonia:

 persecutrice della 
 
Chiesa Romana 

 Gerusalemme:

 anima fedele 

 Babilonia:

 anima apostata 

 

 

 

Gerusalemme: Vergine dedicata a Cristo
Babilonia: prostituta disperata

Tavola XVI - Il Contrapposto Babilon - Roma Tavola XVI - Il Contrapposto Babilon – Roma.

Leggere dal basso in alto e poi dall'alto in basso in senso orario seguendo i tornanti della figura.

Abramo, padre di Israele, era originario della città caldea di Hur assoggettata a Babilonia, "madre di fornicazione" (1 ° tornante). I suoi discendenti subirono la schiavitù d'Egitto (2° tornante), dovettero combattere contro i Siri e i Filistei (3° tornante) ed infine godettero in pace il frutto della vittoria nella Gerusalemme di Davide (4° tornante, apogeo della pianta), luogo della Pace e della Gloria. In seguito, dopo un secondo conflitto con Siri e Filistei (5° tornante) ricadono sotto il dominio degli Egiziani (6° tornante) e dei Caldei (7° tornante) ripiombando così nuovamente nella schiavitù di Babilonia "madre di fornicazione". 

Tavola XVII - Il Contrasto tra Chiesa Romana e Babilonia Tavola XVII - Il Contrasto tra Chiesa Romana e Babilonia.

Leggere dal basso in alto e poi dall'alto in basso in senso orario seguendo i tornanti della figura.

Sorta dal seno della Roma pagana. qui equiparata all'antica Babilonia, dopo una lunga persecuzione ad opera di Giudei e di Pagani, la Chiesa Cattolica, sposa di Cristo, viene glorificata nella pace con Papa Silvestro e 1' imperatore Costantino (Apice della Figura). Con percorso inverso e parallelo, Essa decade poi attraverso le guerre dei Goti (Ostrogoti e Longobardi), il protettorato dei Galli ( i Franchi) e l'assoggettamento all'impero degli Alamanni (gli imperatori tedeschi) ancora in atto ai tempi di Gioacchino, ricadendo in uno stato di nuova cattività babilonese. Il raffronto con la simmetrica tavola XVI, identica nell'impianto iconografico, evidenzia le seguenti coppie di concordanze bibliche e storiche:

 

Antica Babilonia:

luogo di fornicazione, persecutrice degli Ebrei

 

Roma Pagana:

luogo di corruzione, persecutrice dei Cristiani

 

Gerusalemme:

luogo della pace e della gloria per gli Ebrei

 

Chiesa Romana:

luogo della gloria e della pace per i Cristiani

 

Davide:

re di Gerusalemme

 

Papa Silvestro:

Papa della Chiesa Romana

 

Nuova Babilonia:

Impero degli Alamanni

Al tornante inferiore della Figura si legge:

 

Roma (pagana):

chi qui sprofonda speri nella misericordia

   Al tornante superiore:

 

Chiesa di Papa Silvestro:

chi qui ascende tema il precipizio

Tavola XVIII - I Tempi della Storia Tavola XVIII - I tempi della Storia.

La figura va esaminata a scomparti, da sinistra a destra, in senso orizzontale.

Fregio inferiore: i sette secula dell'Età del Padre. Durante i primi sei tempi (secula) da Adamo fino a Giovanni il Battista, Dio Padre ha operato nella legge e attraverso i profeti, esigendo una perfetta servitù. Nel settimo tempo Egli ha liberato i suoi fedeli dalla servitù della legge per opera dello Spirito Santo, che nella Trinità procede dal Padre e dal Figlio e dal Padre è in tal caso inviato. Questo settimo seculum segna un primo avvento dello Spirito Santo e coincide con una prima Fase Sabatica della storia, in cui il Padre riposa dalle opere del Primo Stato.

Fregio superiore: i sette tempora dell'Età del Figlio. Durante i primi sei tempi il Figlio, Maestro Universale, che nella Trinità procede dal Padre e dal Padre è stato inviato sulla terra, ha preteso dai suoi fedeli la perfetta osservanza della dottrina. Nel settimo tempo i1 Figlio concederà ai suoi fedeli l'abbondanza dell'Amore e la piena libertà della Grazia per opera dello Spirito Santo che nella Trinità procede dal Padre e dal Figlio e dal Figlio sarà inviato sulla terra.
   Avrà così inizio la condizione spirituale propria del Terzo Stato.

Parte centrale: le sette Età del mondo. In ogni giorno della Creazione è significata un'epoca della Storia. Dio crea il mondo durante i primi sei giorni e riposa nel settimo, detto Sabato. Analogamente le prime sei età della storia trascorrono nella fatica e nel travaglio. La settima. conclusiva, si svolgerà nella Pace e nella Libertà. In essa opererà pienamente lo Spirito Santo. L'Età del Padre comprende le prime cinque Età del mondo, da Adamo ad Ozia. L'Età del Figlio, che per Gioacchinu volgeva ormai alla fine, coincide con la Sesta Età del mondo. L'Età dello Spirito Santo coincide con la Settima ed ultima Età del mondo. Si noti il profilo slanciato della lunga tromba, che rappresenta la incalzante successione degli annunzi profetici nel corso dell'intera storia della salvezza. La tromba sfocia nel Terzo Stato ed è rivolta verso l'Eternità, raffigurata nello spazio verticale a destra come Octava Etas, che inizierà con la resurrezione dei morti.

Tavola XIX - Mistero della Chiesa Tavola XIX - Mistero della Chiesa. La spirale rappresenta il ciclo liturgico annuale della Chiesa, nel quale viene riassunta tutta la Storia della Salvezza. L'Età dello Spirito Santo, coincidente col settimo ed ultimo Tempo della Storia, è prefigurata dalla Pasqua di Resurrezione. Segue l'eternità del Paradiso, che è rappresentata dal giorno della Pentecoste, collocato nel culmine della spirale. La liturgia non è solo reviviscenza del passato ma anche misteriosa promessa ed anticipazione del futuro.

 Testimonianze figurative. Le più antica raffigurazione dell’abate Gioacchino era quella scolpita sulla sua lastra tombale nella chiesa di Fiore, e della quale si conosce soltanto una modesta riproduzione a stampa del 1612. Gioacchino vi è ritratto in abito monastico, con il bacolo pastorale nella mano destra e un codice dell’Apocalisse nella sinistra. Le mani e gli attributi sono poggiati sul petto conformemente all’iconografia funeraria. Tuttavia, la raffigurazione più famosa è quella dipinta in miniatura in un codice dell’Expositio in Apolalypsim della Biblioteca Apostolica Vaticana. Il manoscritto risale al primo quarto del sec. XIII, ma la miniatura è stata aggiunta successivamente e mostra caratteristiche formali e stilistiche del sec. XIV. L’abate Gioacchino vi appare in posizione eretta, vestito di un abito monastico di colore bianco, con il bacolo pastorale nella mano sinistra e un codice chiuso nella destra. Il capo, scoperto e tonsurato, è circondato da una marcata aureola rotonda, secondo la tradizionale iconografia dei santi. In un polittico dipinto ad affresco, che nel 1136 esisteva nella Chiesa del Monastero di San Giovanni in Fiore “ a mano destra quando si entra”, Gioacchino era raffigurato “con li ragi atorno il capo” accanto alla Madonna, a San Giovanni evangelista, San Bernardo e San Benedetto. A Celico (Cosenza), paese natale dell’Abate, nel 1643 il clero locale e i notabili dichiaravano con attestato notarile che la casa natale di Gioacchino era stata trasformata in cappella dedicata alla Madonna Assunta ( Madonna del Fosso), nella quale si celebrava la messa e si alimentava una grandissima devozione “per le gratie si ricevono in detta casa santa et per li miracoli che in dies si veggono”. Era loro convinzione, inoltre, dover considerare un miracolo che la Cappella avesse resistito al terremoto del 27 marzo 1638, che aveva atterrato le case circostanti. Nello stesso attestato si fa fede che nella chiesa parrocchiale di San Michele, sulla porta dell’organo, era raffigurato l’abate Gioacchino “sedente nella sedia con la mitria, libro et penna in mano con un raggio di lume di sopra con l’epitafio: Beatus Joachim Abbas in anno 1587, et s’ha comunemente per beato miracoloso”.  Nella Cattedrale di Santa Severina, in un affresco della navata sinistra, datato fine del XVI secolo, Gioacchino (in abito monastico bianco) è raffigurato insieme a San Francesco di Paola e la Vergine in trono con bambino. In questo dipinto  l’abate florense è rappresentato col pastorale, segno della dignità vescovile legata alla carica di abate, e con il libro dell’Apocalisse in mano, secondo l’originaria immagine incisa sulla lastra della tomba che si trovava nella chiesa abbaziale di San Giovanni in Fiore. Nel sec. XVII una pittura raffigurante l’abate Gioacchino esisteva anche nel monastero cistercense di S. Maria del Sagittario, presso Chiaromonte, in Basilicata.

 

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Ultimo aggiornato del  26 Dicembre  2005

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