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AURELIA PILUSO

Luzzi (Cosenza)

    

Aurelia della Croce: “Io vado per il mondo nel nome di Gesù…

Aurelia Piluso è nata a Luzzi (CS) il 17/02/1945 da Umile Piluso e Emilia Bevacqua, genitori cattolici. Lei è la minore di 4 figli. Vive la sua vita adolescenziale in famiglia, sposa Camillo Caloiero nel 1963. Ha 4 figli: Francesco, Walter, Carlo e Maria. Già suo padre aveva le visioni e viveva segretamente questo dono spirituale, aiutando il prossimo di notte e di giorno. Ha ricevuto in eredità il carme tramite il quale riesce a prendere visione di vipere e serpenti velenosi. Aurelia nella sua fanciullezza viveva con distacco questi meravigliosi eventi; anzi rifiutava di accettare la realtà di ciò per cui erano protagonisti, investiti dallo Spirito Santo, i genitori. Sua madre è morta nel Novembre 1988, suo padre è morto nel Febbraio del 1989. L'amore per il padre legava fortemente Aurelia. Dopo la morte del padre, Aurelia viene ricondotta dalle parole della madre a frequentare la Chiesa, poiché, prevedendo ella la sua morte imminente le chiedeva di sollevarla dalla sofferenza del Purgatorio partecipando alla S.Messa e accostandosi ai Sacramenti. Una volta morto anche il padre, per lei si apre il nuovo capitolo di vita guidato intensamente non dalla sua volontà, ma da quella divina.  

LA TESTIMONIANZA DI UN GIOVANE.

Bari 17/10/1996. Relazione al mio padre spirituale.

Caro padre, in virtù dei suoi preziosi insegnamenti di scrivere tutto in modo da aiutare la memoria umana labile col passare degli anni, ti dico quanto segue: ti ringrazio di avermi fatto conoscere Aurelia, un'anima piena di luce di Dio che ti trasmette tanta pace e serenità al sol contatto. Gesù, il "principe della pace" ti dona la sua pace attraverso queste creature da Lui prescelte quali fontane a cui andarci ad abbeverare. Sai benissimo che mi avvicino a queste anime mistiche con molta prudenza e giudizio come mi hai insegnato il mio Signore. Tu sai che oltre Natuzza e Fratel Cosimo di cui non ho ma avuto alcuna riserva sulla loro autenticità, non mi sono mai lanciato con facile entusiasmo su tutte le altre anime "mistiche" che ho conosciuto durante il mio piccolo cammino di fede. Ho conosciuto anime belle ma non speciali quali si volevano dimostrare. I buon Dio nella sua infinita misericordia indegnamente mi ha voluto far conoscere una delle poche stelle del suo cuore che vivono in questo mondo di tenebre. Tra i tanti doni che il Signore mi ha fatto notare in lei conservati nella più completa umiltà, purezza, obbedienza ne trascrivo i principali:

1. Il dono di vivere la Passione di Cristo almeno una volta la settimana.

2. Il dono della crocifissione con Cristo per la salvezza delle anime.

3. Il dono della visione della Santissima Trinità, di Maria SS., dei Santi e anime de Purgatorio.

4. Il dono di annullarsi nella volontà di Dio tanto da far vivere Cristo in lei.

5.  II dono di vedere col permesso di Dio la condizione delle anime dei vivi e dei morti.

6.  II dono di aver avuto da Dio col suo braccio destro il potere di liberare le anime legate dal “cosaccio”.

Segue costantemente e con amore gli insegnamenti della Chiesa e pratica sacramenti con totale adorazione. E' gioviale e semplice come una bambina piena d'amore per Gesù e Maria SS. E' forte e tenace come un guerriero che non indietreggia mai. E' come un cane fedele che con perfetta ubbidienza porta il gregge (anime) sano e salvo all'ovile (Chiesa) tra le braccia del suo pastore (Gesù). Non vedere la luce di Dio in Aurelia significa essere ciechi. E' di una generosità grandiosa e vive solo di carità perché ordinatale dal Signore. Io credo che il Signore le abbia dato quest'ordine per farla vivere in perfetta coerenza con l'abito che indossa, cioè quello di San Francesco d'Assisi. Infatti diceva il Santo ai suoi fedeli di chiedere l'elemosina per amore del Signore più volentieri e più gloriosamente di uno che per sua liberalità offrisse mille marchi in oro in cambio d'un solo denaro, perché loro offrivano l'amor di Dio in cambio di un po' di pane e al confronto di quest'amore sono nulla tutti i tesori del cielo e della terra. Aveva ragione perché l'ambizione del mondo è dare e non chiedere; San Francesco all'opposto si umilia a chiedere, per dare con la generosità massima di chi nel dono si nasconde fino a passare lui per beneficalo, mentre è il benefattore e da' il dono più alto, quello che non si compra e non si vende: l'amore. Tra chi chiede e chi da', il più generoso e il più potente è chi chiede e l'altro in fondo se ne accorge, perché spesso fa' l'elemosina come farebbe un affare, per ottenere qualche bene fuori dalla possibilità umana, e guarda con una specie di superstizioso rispetto il povero che promette misteriosamente: “Dio vi rimuneri”. Così capovolgendo i principi del mondo, San Francesco rivela ai suoi consacrati che c'è più merito nel chiedere che nel dare, perché si offre agli altri l'occasione di fare il bene senza averne l'aria e perché non c'è maggiore umiltà di chi stende la mano e confessa: "Fratello, ho bisogno di te". Aurelia è molto umile e semplice e si lascia condurre dall'amore di Dio come un bimbo dalla sua mamma, nutrendosi solo ed esclusivamente della sua SS. Volontà. La sua spontanea ingenuità la porta a volte a commettere degli errori di prudenza aprendo il proprio cuore anche a chi non lo merita, tradendola come è stato fatto a Gesù. Nella sua sincera intenzione di fare solo la volontà di Dio, Aurelia non si smentisce mai. Lei si annulla completamente nel suo io per far emergere il suo Dio. E come dice Gesù in Valtorta che è l'intenzione che da valore all'atto, si può facilmente dedurre che Aurelia è opera di Dio.

Riporto qui di seguito la testimonianza dell’esperienza mistica di Aurelia, raccontata direttamente e dalla sua  voce:

Nel Dicembre del 1989 racconta Aureliami recai nella chiesa dell'Immacolata a Luzzi e, mentre stavo assistendo alla S. Messa, nel momento in cui il sacerdote alzava l’Ostia consacrata mi appare un uomo bello e pieno di luce, con le braccia aperte, il mantello azzurro, la veste bianca nell'atteggiamento di predicare. La chiesa si era illuminata per la luce che si irradiava da quell'uomo. Ero andata veloce ai piedi di Gesù perché allora c'era la guerra di Saddam Hussein. Appena sono andata ai piedi del Crocifisso gli ho detto: "Gesù, ma che stai facendo attaccato a questa croce? Ma perché non scendi, perché non vieni ad aiutarci?". L'ho chiesto quasi pretendendo che Gesù mi aiutasse subito. Mentre stavo parlando ad un tratto vidi una nuvoletta che si spostava intorno a rutto il corpo del Crocifisso. Quando la nuvoletta è giunta alla mano destra ho sentito come un forte rombo prolungato e si è staccato il chiodo. Poi è andata alla mano sinistra e dopo il forte rombo si è staccato anche il chiodo dellla mano sinistra. Io sono rimasta senza fiato quasi paralizzata, ma ero pienamente cosciente. Poi la nuvoletta va ai piedi del Crocifisso e dopo quel rombo forte vedo schiodarsi anche i piedi. Poi il corpo di Gesù è sparito dalla croce, che è rimasta vuota. Guardai per tre volte e la croce era rimasta vuota. Dopo sentii il solito forte rombo che faceva tremare tutta la chiesa e vidi inchiodarsi i piedi del Crocifisso che piano piano appariva dai piedi fino alla testa e Gesù si era messo di nuovo in croce. Allora io ho detto a Gesù: "Allora Tu Gesù sei venuto da me, mi hai ascoltato!". Dopo 5 giorni sentivo una forza irresistibile di andare in chiesa ai piedi del Crocifisso. La chiesa era chiusa, ma sono andata a farmi aprire la porta. Appena sono entrata ho trovato un Crocifisso grande il cui corpo era di carne, ma non lo avevo ancora capito, avevo pensato che era stato cambiato il Crocifisso. Mi avvicino all'altare del Crocifisso e vedevo che questo Crocifisso aveva gli occhi vivi. Subito mi innamorai assai di quel Crocifisso e dicevo: "Ma quando l'hanno messo questo Crocifisso? Dio mio quanto è bello! Ed ora come faccio ad averlo. Chissà quanto costa. Non me lo posso comprare, ma io lo voglio". Gesù mi guardava con uno sguardo pieno d'amore. Non lo vedevo sanguinare, ma i Suoi occhi erano incantevoli. Dentro i Suoi occhi vedevo un'immensità di mare. (…) Lo baciai e me ne andai tutta gioiosa e cantando. Mia figlia rimase stupita nel vedermi così gioiosa, ed io le spiegai che avevo visto un Crocifisso meraviglioso. Dopo 5 giorni, la notte di Natale, mi recai in chiesa per la S. Messa di mezzanotte tutta contenta di vedere il nuovo bellissimo Crocifisso. Appena sono entrata nella cappella del Crocifisso ho visto il vecchio Crocifisso e mi sono chiesta chi avesse tolto quel Crocifisso bellissimo. Ad un tratto, Gesù mi ha fatto vedere quella stessa nuvoletta che si spostava sulle mani e sui piedi del Crocifisso facendo sentire un forte rombo. Allora io rimasi senza parola e non ho fiatato perché ho capito che avevo visto Cristo di carne. Da allora Gesù mi ha aperto gli occhi alle cose del Cielo, della terra e di sotto la terra”.Dopo che mio padre morì il 7 Febbraio 1989, ebbi le visioni. Dopo 9 mesi mi apparve Gesù e, parlandomi, mi fece capire che dovevo indossare l'abito. Anche la Madonna mi apparve e mi disse di portare la croce sul petto per aiutare gli uomini. Io non sapevo cosa fare e non sapevo cosa indossare, non avendo capito il messaggio. Andai nella chiesa di S. Francesco di Paola a Luzzi (CS) per chiedere il suo aiuto. Ero sola nella chiesa, mi avvicinai alla statua di S. Francesco e chiesi aiuto. Dicevo: "San Francesco, aiutami fa, perché non ho capito cosa mi ha detto Gesù, cosa devo indossare!". Dopo ciò mi misi in preghiera, mi apparve San Francesco e mi guardò con i suoi occhi grandi. Lo vidi forte mi fece vedere la sua fortezza. Quando me ne andai ero gioiosa e piena d'amore e pregavo per la via. Vedevo gli uomini quando camminavano con i loro volti pieni d'odio. Andai nella chiesa di S. Antonio (Luzzi) dove c'era un'immagine di Gesù Crocifisso, davanti alla quale mi inginocchiai e lì c'era un convento di monache e chiesi aiuto a Gesù di farmi capire cosa dovevo indossare. Mi apparve S. Antonio, mi guardò e sparì. Me ne andai e per la via mi incontrò una donna e mi disse: "Aurelia, ti ho sognata col saio di San Francesco e avevi Gesù Bambino fra le braccia". Io mi misi a ridere dicendole: "E tu mi vedi col vestito da monaco?". Più in là vidi un'altra donna la quale mi disse che mi aveva sognato vestila da monaco e che ero molto bella, lo mi misi di nuovo a ridere perché non poteva essere una cosa reale, dato che ero sposata. Arrivai di nuovo a casa e mi misi in preghiera, affinché Gesù mi illuminasse su cosa dovevo fare. Ero un po' preoccupata e da lì passarono 2 giorni. Al quinto giorno incontrai un'altra donna che mi raccontò di avermi sognato con il saio e Gesù Bambino fra le braccia. Io subito senza che lei mi parlasse del sogno le dissi: "Mi hai sognato vestita da monaco?". Al quinto giorno io incominciai a riflettere di più e con amore. Dopo tutto questo andai nella chiesa di San Francesco di Paola (Luzzi) e dissi a San Francesco: "Se io devo vestirmi da monaco, appariscimi, anche senza parlarmi e io capirò che devo vestirmi da monaco". Mi inginocchiai e incominciai la Corona. Dopo che pregai un po', la statua di San Francesco si trasformò di carne ed io che ero inginocchiata, mi alzai di scatto per aver visto San Francesco. Quando guardai San Francesco lo vidi di carne e il suo petto e le sue braccia erano muscolose. Gli dissi: "Aiutami, dammi la tua forza, che io possa portare l'abito e difendere Dio e gli uomini della terra, perché loro non vedono niente". Mi apparve di nuovo S. Antonio e anche a lui dissi la stessa cosa. Dopo andai nella chiesa dove è sepolta S. Aurelia (Luzzi) e dissi anche a lei lo stesso. Ad un tratto mi apparve una scala e sopra la scala c'era un re in piedi che stava uscendo da una porta. Aveva la pancia di fuori come se fosse sazio. S. Aurelia era sotto la scala e alzò la testa guardando suo padre. Poi mi guardò fisso, alzò di nuovo gli occhi verso suo padre e sparì. Andai anche ad Acri (CS), dove dissi di nuovo la stessa cosa ai beato Angelo che era disteso dentro ma tomba di vetro. Andai prima ai suoi piedi e lo baciai, poi andai vicino al suo volto e incominciai a parlagli dicendogli la stessa cosa che avevo detto agli altri santi. Dopo chiamai anche San Francesco d'Assisi e gli dissi di farmi vedere se dovevo vestirmi da monaco. Anche lui mi apparve. Mi apparve anche mio padre vestito da monaco, col cappuccio ed era voltato di spalle. All'inizio non avevo capito chi fosse questo monaco. Vidi che alzò la mano destra e prendendo il cappuccio lo sollevò portandoselo sulle spalle. Quando guardai i suoi capelli mi accorsi che era mio padre. Rimasi piena di stupore a quella vista. Egli si voltò verso di me, con la mano destra prese il suo abito e lo alzò e con la testa mi fece segno di sì, perché questa era la volontà di Dio. Mio padre era bello, aveva una carne pura; lo vidi insieme ai santi e rimasi scossa e piena di gioia. Allora incominciai a pregare sempre di più. Piano piano mi feci il primo abito e lo feci a metà gamba col cappuccio e ogni volta che facevo un nuovo abito lo facevo un po' più lungo fino a quando arrivai alla lunghezza dei piedi. Mi incontrò una suora e mi disse di non mettermi il cappuccio, ma io non l'ascoltai. Non ascoltai nessuno. I santi mi apparvero tutti col cappuccio, perché io non dovevo fare la volontà degli uomini ma la volontà di Dio. Riuscii a farmi fare il primo abito e lo stesi sopra il letto. Passarono 2 giorni, lo guardavo, lo baciavo, ma non lo indossavo. Al terzo giorno mio figlio Walter mi disse: "Come fai a mettere l'abito?". Mi stuzzicava e quando lo guardai capii che non era mio figlio che parlava, ma era satana. Mi venne ad un tratto molta forza e indossai subito l'abito dopo aver fatto volare via la maglietta e la gonna. Tolsi tutto e mi vestii col saio. Gioiosa e contenta andai da San Francesco per parlare con lui. Gli dissi di darmi la forza ed egli mi rispose che mi aspettava. Mi parlò e sparì. E con questo amore io cammino con l'aiuto dei santi e quello dei defunti; io vado per il mondo nel nome di Gesù, di Maria e della Santissima Trinità”.


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 © 2008 Giuseppe PAGNOTTA

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Ultimo aggiornato del  4 Marzo  2008

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