Pizzo / L'immagine
nella realtà non esiste
Il volto di Cristo su un filmato
pubblicato sulla Gazzetta del Sud di Messina
Franco Russo PIZZO – Pasqua 2001. Come ogni anno,
Pizzo si prepara ad accogliere la ricorrenza con tanto
entusiasmo. Dopo la sospensione per alcuni anni il
gruppo culturale «Jonathan», con la guida spirituale
di padre Francesco Giglio, fa rivivere, dal vivo, la
passione, la morte e la resurrezione di Gesù. Migliaia
di persone, tutte prese dalla mistica interpretazione
scenica da parte dei giovani del «Jonathan», si
ritrovano con gli occhi umidi di lacrime. Fra la folla,
un noto professionista di Pizzo, titolare anche di un
sito internet, appassionato cineamatore, il prof.
Giuseppe Pagnotta, filma e fotografa tutto il percorso
vivente della tragedia di Gesù Cristo e, in
particolare, l'estremo sacrificio. Trascorrono vari
giorni, riversa il filmato della videocamera sul
computer e regala copia delle foto ad alcuni amici.
Alcuni giorni or sono, una signora, amica di famiglia,
incontra il prof. Pagnotta e, candidamente, gli dice: «Hai
visto cosa hai ripreso durante la scena della
crocifissione?» Alla risposta negativa, la signora non
gli aggiunge altro, ma lo invita ad andare a rivedere il
suo operato. A casa, al primo impatto, il Pagnotta non
nota niente di particolare ma lui si accorge del volto
sofferente di Gesù, incoronato di spine, e con gli
occhi abbassati, sulla parete della roccia, posta
immediatamente dietro il luogo esatto, dove si era
svolta, in località Pitaro, la manifestazione della
crocifissione durante la via crucis vivente, nell'aprile
scorso. Sulla chioma del Cristo appare poi un delicato
volto di bambino con una mano appoggiata ai suoi
capelli. Il prof. Pagnotta lascia tutto e corre sul
luogo per accertarsi se sulla parete si vede ancora
qualcosa. Ma, deluso, ritorna a casa. Ritorna a
intervalli, sempre sul luogo, più volte, di giorno e di
sera, ma sulla parete non esiste alcun segno. Il volto
del Cristo, però, è sempre impresso nel filmato.